Prima è stato un rumore lontano, di motori e clacson sulle strade del Sud. Poi è arrivato fin qui. Da ieri la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio ha messo piede anche in provincia di Isernia, e il suo effetto si misura ai distributori, dove si allungano le file e qualcuno ha già il serbatoio a secco.
La mobilitazione, nata ben lontano dal Molise, ha attraversato sei regioni del Mezzogiorno: Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Campania e Molise. È partita lunedì scorso sulla A14 dagli autotrasportatori ed è stata poi allargata ad agricoltori e pescatori. Da ieri il fronte si è spostato anche nell’Isernino: da qui le ripercussioni sull’ingresso dei rifornimenti in Molise e Abruzzo.
Le ragioni dei manifestanti vanno oltre il prezzo alla pompa. Tra i motivi indicati ci sono l’aumento dei costi di gestione e tariffe giudicate insufficienti. Alcuni di loro hanno raccontato di spendere 700-800 euro al giorno di carburante per un singolo mezzo, mentre i pagamenti per il lavoro svolto arrivano spesso dopo molto tempo.
In questo clima, a Isernia si fa la coda. Davanti agli impianti, i racconti si somigliano. «La benzina è finita» – dice un gestore. «Per il diesel siamo al limite». E aggiunge: «Non so quando ce la porteranno». Il problema, spiega, è il rifornimento, e a cascata ricade sui clienti. Non è un caso isolato: diversi distributori sono rimasti senza carburante, e i gestori avvertono che di questo passo nel giro di pochi giorni potrebbero essere tutti a secco.
Sono gli automobilisti a pagarne il conto, soprattutto chi dal mezzo dipende per vivere. «Domani non posso andare a lavorare» – dice uno di loro ai microfoni di Teleregione. Chi lavora in campagna lamenta di non avere gasolio.
C’è poi l’effetto che si autoalimenta. In questi scenari, la gente corre a fare scorta talvolta anche quando non serve.
Il risultato è una macchina con il pieno e tante altre in riserva, magari quelle di chi deve davvero andare al lavoro. E il rischio è che si crei un effetto “panico” forse non del tutto giustificato. Il timore di ulteriori rincari o di restare senza benzina porta dunque molti a rifornirsi nello stesso momento, mettendo sotto pressione gli impianti e accelerando l’esaurimento delle scorte.
Il disagio non riguarda solo le pompe. Anche alcuni supermercati fanno fatica a mettere in particolare i prodotti della catena del fresco nei frigoriferi. Così, gli scaffali iniziano a svuotarsi anche in Molise.
Il fronte della protesta, intanto, non arretra: i presidi continueranno mentre sul piano nazionale, una possibile svolta potrebbe arrivare dal tavolo con il governo.
Per chi aspetta in coda, tra una pompa vuota e l’altra, la speranza è che qualcuno risponda in fretta. Perché, quando fare il pieno diventa un problema, a restare a secco non sono solo i serbatoi.

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