La crisi della Casearia del Giudice entra nella sua fase più delicata e drammatica. Dopo mesi di incertezza, incontri sindacali, tentativi di salvaguardia e preoccupazioni crescenti per il futuro dello storico marchio lattiero-caseario termolese, l’azienda ha formalmente avviato la procedura di licenziamento collettivo per tutti i 44 dipendenti in forza nello stabilimento di Termoli. La comunicazione, datata 3 giugno 2026 e indirizzata alle organizzazioni sindacali di categoria, alla Rsa aziendale e all’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Campobasso, rappresenta uno spartiacque nella vertenza che da mesi tiene con il fiato sospeso decine di famiglie del territorio. Nella nota firmata dall’amministratore unico Bernardo Pittalis, la società annuncia l’apertura della procedura prevista dagli articoli 4 e 24 della legge 223 del 1991 per cessazione dell’attività aziendale. La motivazione indicata dall’azienda è estremamente chiara: la prosecuzione dell’attività sarebbe diventata economicamente insostenibile a causa del peso del costo del personale ereditato dalla precedente Del Giudice Srl in liquidazione giudiziaria. Un elemento che, secondo la società, non consentirebbe più di garantire l’equilibrio economico e produttivo necessario per continuare a operare. Si tratta dell’epilogo più temuto in una vicenda industriale che ha segnato l’ultimo anno del tessuto produttivo del Basso Molise. Lo stabilimento di via Giulio Pastore rappresenta infatti uno dei marchi storici dell’agroalimentare regionale, un’azienda che per decenni ha legato il proprio nome alla produzione lattiero-casearia e che ha costituito un importante punto di riferimento occupazionale per il territorio. Nella comunicazione viene specificato che la chiusura riguarda l’unica unità produttiva dell’azienda e che, proprio per questo motivo, non esistono possibilità di ricollocazione interna dei lavoratori in altre sedi o stabilimenti. Un aspetto che rende ancora più complessa la gestione della crisi occupazionale. Particolarmente significativa è anche un’altra affermazione contenuta nel documento: al momento non sono previste misure di accompagnamento sociale da parte dell’azienda, se non l’eventuale accesso agli strumenti di tutela previsti dalla normativa vigente. Secondo quanto comunicato dalla società, i licenziamenti dovrebbero avere decorrenza dal 31 luglio 2026, al termine dell’iter previsto dalla procedura di confronto sindacale. L’elenco allegato alla comunicazione comprende 44 lavoratori tra impiegati amministrativi, tecnici di laboratorio, informatici, magazzinieri, manutentori, operatori specializzati e soprattutto casari, figure professionali che rappresentano il cuore produttivo dello stabilimento termolese. La procedura apre ora la fase dell’esame congiunto con le organizzazioni sindacali, passaggio obbligatorio previsto dalla normativa sui licenziamenti collettivi. L’azienda si è dichiarata disponibile ad avviare il confronto richiesto dalla legge. Per il territorio si tratta di una notizia che va ben oltre i numeri. Dietro quei 44 posti di lavoro ci sono famiglie, professionalità costruite negli anni e competenze che rischiano di andare disperse. La vicenda assume inoltre un forte valore simbolico perché coinvolge uno dei marchi storici dell’industria alimentare molisana, in un contesto regionale già segnato dalle difficoltà occupazionali e dalle numerose vertenze industriali aperte. Nelle prossime settimane saranno determinanti gli incontri tra azienda, sindacati e istituzioni. La procedura appena avviata rappresenta infatti un passaggio formale ma anche l’ultima finestra temporale utile per verificare eventuali soluzioni alternative alla chiusura definitiva o per individuare strumenti in grado di attenuare l’impatto sociale della crisi. Per il momento, però, il dato più concreto è quello contenuto nella comunicazione ufficiale: la Casearia del Giudice ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per l’intero organico e la cessazione dell’attività dello stabilimento di Termoli appare ormai una prospettiva sempre più vicina.

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