L’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella entra in una fase sempre più delicata. Gli investigatori della Squadra Mobile e la Procura di Larino ritengono ormai di avere un quadro investigativo ben definito e di conoscere la direzione lungo la quale orientare gli ultimi accertamenti. L’obiettivo, però, resta quello indicato fin dal primo giorno dalla procuratrice Elvira Antonelli: raccogliere un patrimonio probatorio solido, capace di sostenere un eventuale processo senza lasciare spazio a dubbi o incertezze.
«Il quadro è chiaro, abbiamo ben in mente cosa cercare e dove cercare. Serve però raccogliere tutti gli elementi necessari per evitare un caso “Garlasco”». È questo, confermato dagli ambienti investigativi, il ragionamento che accompagna ormai da settimane il lavoro della Procura e della Squadra Mobile.
Le indiscrezioni si spingono anche oltre. Gli investigatori avrebbero maturato una convinzione precisa sia sull’identità dell’autore (o degli autori) del duplice delitto sia sul movente che avrebbe portato all’uccisione di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni. Ma nessuno tra gli inquirenti intende anticipare i tempi. La procuratrice Antonelli, fedele al metodo seguito fin dall’inizio dell’indagine, vuole che ogni elemento investigativo trovi conferma oggettiva e che ogni indizio sia corroborato da riscontri scientifici e testimoniali, così da poter sostenere un’eventuale accusa «oltre ogni ragionevole dubbio».
«Non è un telefilm e non interessa a nessuno un processo mediatico», osserva una fonte investigativa. «Sono morte una mamma di cinquant’anni e una ragazza di quindici. A loro e ai loro familiari dobbiamo dare delle risposte. L’unico obiettivo è fare giustizia. Un delitto così efferato non può restare impunito».
È in questa prospettiva che anche ieri pomeriggio gli uomini della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano hanno proseguito le audizioni di persone informate sui fatti. Si tratta di testimoni che, secondo gli investigatori, potrebbero contribuire a chiarire alcuni aspetti ancora oggetto di approfondimento. Ogni dichiarazione viene confrontata con i verbali raccolti nei mesi scorsi, con i dati estratti dai telefoni cellulari e dagli altri dispositivi sequestrati e con le risultanze delle consulenze tecniche già depositate. Un’attività di verifica incrociata che prosegue senza interruzioni dal 28 dicembre scorso e che ha già portato all’ascolto di oltre duecento persone.
Parallelamente continua il lavoro scientifico affidato al Robert Koch Institut di Berlino. Gli specialisti tedeschi stanno esaminando i circa settanta campioni di alimenti sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento, insieme agli altri reperti acquisiti subito dopo il decesso delle due donne. Nei laboratori del prestigioso istituto sono inoltre in corso gli accertamenti sui campioni biologici trasmessi dal Centro antiveleni della Fondazione Maugeri di Pavia e sulle provette inviate dal medico legale che ha eseguito le autopsie, con l’obiettivo di acquisire ulteriori elementi utili a ricostruire le modalità dell’avvelenamento da ricina.
L’attività degli esperti tedeschi proseguirà fino al nuovo sopralluogo previsto, salvo variazioni, nei primi giorni di agosto, quando i consulenti del Koch Institut torneranno a Pietracatella insieme alla Squadra Mobile e alla Polizia scientifica per confrontare i risultati delle analisi di laboratorio con quanto emergerà direttamente all’interno dell’abitazione.
L’inchiesta, dunque, procede su due binari destinati a convergere: quello investigativo e quello scientifico. Da una parte le testimonianze, le verifiche e l’analisi dei dati informatici; dall’altra gli accertamenti tossicologici e biologici affidati a uno dei più autorevoli istituti di ricerca europei. È proprio dall’incrocio di questi elementi che la Procura conta di ottenere il tassello definitivo per chiudere il cerchio attorno al responsabile del duplice omicidio.
Dopo oltre sei mesi di indagini, la sensazione che filtra dagli ambienti investigativi è che la soluzione sia sempre più vicina. Resta da trasformare quella che oggi appare una convinzione investigativa in un impianto probatorio capace di resistere al vaglio di un’aula di giustizia. È questo il traguardo che Procura e Squadra Mobile continuano a inseguire, con un obiettivo dichiarato: dare un nome e un volto a chi ha ucciso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e fare in modo che un delitto di questa gravità non resti senza colpevoli. Lu_Co

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