«Noi del campo largo abbiamo paura dello Stabilicum nonostante diciamo che vinceremo le elezioni? La verità, caro Costanzo, è che voi avete cambiato la legge elettorale perché col Rosatellum avete la certezza di perdere».
Antonio Federico, ex parlamentare e oggi coordinatore del Movimento 5 stelle in Molise, accetta la provocazione dialettica del senatore di Fratelli d’Italia Della Porta. Alla vigilia dell’avvio dei lavori nella Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama sulla riforma approvata alla Camera, il dibattito sulle regole di ingaggio per le prossime politiche, il dibattito si infiamma anche sul territorio.
Con il Rosatellum vincereste voi? E per questo la destra cambia le regole, i numeri d’altro canto li ha.
«Con il campo largo unito loro avrebbero perso tutti i collegi del Sud. Lo sanno. Hanno la certezza che con quel meccanismo elettorale avrebbero perso, per questo provano a cambiare le carte in tavola usando lo specchietto della stabilità. La stabilità poi non è un valore assoluto. Il governo Meloni è il secondo più longevo di sempre, la premier e i suoi lo rivendicano continuamente. Ma questa stabilità non si è tradotta in alcuna riforma. Tranne nel sì all’aumento della spesa per le armi fino al 5% del Pil».
Comunque, Federico, se prenderete un voto in più governerete più serenamente grazie al premio di maggioranza.
«Noi sicuramente lavoreremo per prendere un voto più della destra e per cercare di superare altre “trappole” disseminate nel testo. Per esempio, l’emendamento “anti cespugli” del forzista Russo (nel computo dei voti vengono presi in considerazione solo quelli dei più grandi tra i piccoli, i partiti che non arrivano al 3%, ndr), che presenta profili di incostituzionalità. Si rischia, in poche parole, di prendere anche più di un voto in più e non vincere le elezioni».
Ad ogni modo, secondo lei il dado è tratto? Si andrà al voto con lo Stabilicum?
«Oggi sembra così ma non ne sono ancora convinto. Dipende da molte variabili politiche».
Da Marina B. e la sua Forza Italia.
«Non solo. E poi ci sono le questioni di costituzionalità, o meglio incostituzionalità. La norma taglia cespugli, il premio di maggioranza sproporzionato. E poi il partito “del pareggio”, che potrebbe puntare a impaludare il testo, per usare un tema caro a Meloni, esiste».
Perché avete votato contro la reintroduzione delle preferenze?
«Intanto, noi del Movimento 5 stelle abbiamo presentato una proposta che prevedeva la doppia preferenza di genere e collegi più piccoli per avvicinare ancora di più elettori e candidati. È stato quindi depositato l’emendamento Bignami: capilista bloccati, super nominati nel maggioritario capilista anche nel proporzionale, preferenze solo per i secondi in lista. Solo un partito grande in un collegio grande avrebbe eletto un altro candidato oltre il capolista. In base alle proiezioni, solo il 10-15% sarebbe stato eletto con le preferenze e senza alcuna tutela per il genere, i capilista avrebbero potuto essere tutti uomini. È finita come sappiamo: la nostra proposta è stata bocciata perché loro non l’hanno votata e quella di Bignami non è passata».
Perché i franchi tiratori vi hanno dato il supporto decisivo.
«Un problema della destra. Piuttosto, posso fare io una provocazione al senatore Della Porta?».
Ma prego.
«Visto che è stato relatore della legge sull’autonomia differenziata, bocciata dalla Consulta e non ancora corretta dalla maggioranza, e visto che nei giorni scorsi sono approvate dal Senato le pre intese con Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto che prevedono maggiori competenze di quelle Regioni anche per quanto riguarda la sanità, in che modo questa operazione politica aiuta il Molise? Costanzo, attendo tue».
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