Mentre le indagini continuano senza sosta negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso, dove anche in queste ore proseguono audizioni e approfondimenti investigativi, l’attenzione degli inquirenti resta concentrata soprattutto su Berlino. È infatti dal Robert Koch Institut, il centro di riferimento mondiale per lo studio della ricina e di altri agenti biologici, che la Procura di Larino attende gli elementi ritenuti potenzialmente decisivi per dare una direzione definitiva al giallo di Pietracatella.
Da ambienti investigativi si apprende che al momento dalla Germania non è ancora arrivata alcuna relazione. Un dato che, tuttavia, non rappresenta alcuna anomalia. Al contrario di quanto spesso sostenuto da alcune trasmissioni televisive nazionali dedicate al caso, infatti, la gran parte dei termini fissati dalla Procura non è ancora scaduta.
È l’ennesimo elemento che invita alla prudenza in una vicenda nella quale, negli ultimi mesi, si sono spesso rincorse ricostruzioni, date e indiscrezioni rivelatesi inesatte o comunque prive di riscontro negli atti dell’inchiesta.
Il caso è ormai noto. Tra il 23 e il 27 dicembre dello scorso anno Antonella Di Ielsi, 51 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni, si sono presentate più volte tra il Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e la Guardia medica, accusando sintomi gastrointestinali che inizialmente sembravano compatibili con una comune forma di intossicazione alimentare. Dopo una serie di accessi, dimissioni e nuovi aggravamenti, entrambe sono decedute a poche ore di distanza.
Le prime indagini hanno portato la Procura ad aprire un fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque medici che ebbero in cura madre e figlia.
La svolta è arrivata però nel marzo scorso, quando il Centro antiveleni del Maugeri di Pavia ha comunicato agli investigatori di aver individuato tracce di ricina nei campioni di sangue delle due vittime. Da quel momento lo scenario è cambiato radicalmente: accanto al procedimento per responsabilità sanitaria è stata aperta una seconda inchiesta, questa volta per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico, tuttora contro ignoti.
Da allora gli investigatori hanno eseguito decine di sopralluoghi, sequestri, accertamenti tecnici irripetibili e oltre 200 audizioni, fino alla decisione della procuratrice Elvira Antonelli di coinvolgere gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, considerato uno dei massimi centri mondiali per conoscenze specifiche sulla ricina.
L’incarico è stato conferito a Pavia il 29 giugno. Il giorno successivo sono stati eseguiti i prelievi di sangue su Alice e Gianni Di Vita, mentre il 1° luglio personale della Squadra Mobile ha trasportato a Berlino sia i campioni ematici (di Gianni e Alice Di Vita) sia gli alimenti sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento subito dopo i decessi. I campioni biologici predisposti dal medico legale Benedetta Pia De Luca sono invece stati consegnati agli esperti tedeschi già il giorno del conferimento dell’incarico.
Nel verbale sottoscritto a Pavia vengono indicati con precisione anche i quesiti affidati ai consulenti tedeschi. Agli esperti è stato chiesto di analizzare i campioni ematici pre e post mortem, i tessuti biologici, gli alimenti sequestrati e, se necessario, di effettuare ulteriori sopralluoghi nell’abitazione, anche con l’ausilio della polizia scientifica e del Bundeskriminalamt (BKA), alla ricerca di eventuali tracce di ricina o di altri elementi utili alle indagini. È previsto inoltre l’esame del sangue di Alice e Gianni Di Vita per verificare l’eventuale presenza di anticorpi contro la ricina, circostanza che potrebbe fornire indicazioni sull’eventuale esposizione alla tossina.
Proprio il verbale chiarisce anche le scadenze. Per le analisi la Procura ha concesso un termine di 90 giorni, termine che decorre dal conferimento dell’incarico e che porterà la scadenza a fine settembre 2026. Entro la fine di luglio era invece richiesta una relazione relativa «alla quantificazione di ricina nei tessuti e nei campioni esaminati (quelli forniti dall’anatomopatologa Benedetta Pia De Luca e prelevati durante le autopsie, ndr)»; «alla illustrazione della casistica medica in Germania o nella letteratura scientifica internazionale in materia, se conosciuta o conoscibile, con particolare riferimento agli effetti fisiologici della assunzione di ricina».
Mentre per gli eventuali sopralluoghi nell’abitazione era prevista una finestra operativa nei primi giorni di agosto (sopralluogo poi eseguito il 30 luglio).
Diversa la situazione per gli alimenti sequestrati. Lo stesso verbale precisa infatti che non è stato possibile fissare fin da subito un termine per il completamento degli accertamenti, poiché la durata delle analisi dipenderà dagli esiti via via ottenuti e dall’eventuale necessità di approfondimenti scientifici.
Per quel che concerne le analisi dei campioni emetici di Gianni e Alice Di Vita («provvedano i consulenti alle analisi degli stessi e in particolare accertino se i medesimi hanno sviluppato anticorpi contro la ricina») la risposta è stata fissata in 60 giorni, quindi, entro i primissimi giorni di settembre.
Su motivata richiesta dei consulenti il termine potrà comunque essere prorogato di non oltre trenta giorni per volta. Ma «il termine massimo concedibile, comprese le proroghe, dalla data di inizio dell’attività di consulenza è di sei mesi».
In sostanza, allo stato attuale, l’unico termine già decorso riguarda le attività preliminari, le analisi e le relazioni relative ai campioni prelevati durante le autopsie, mentre quello principale per la consegna degli esiti delle analisi biologiche scadrà soltanto a fine settembre, con possibilità di più proroghe fino a fine 2026. Per gli alimenti non è stato determinata una scadenza, ma è naturale che la stessa rientri tra il termine minimo di 90 e massimo di 180 giorni.
Nel frattempo il lavoro della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano prosegue senza interruzioni, tra nuove audizioni, verifiche e riscontri investigativi destinati a essere confrontati con i risultati scientifici provenienti dalla Germania.
Non è un caso che, intervenendo mercoledì a Campobasso, anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi abbia espresso piena fiducia nell’operato della Polizia di Stato molisana e degli investigatori impegnati nell’inchiesta, manifestando la convinzione che il lavoro in corso consentirà di fare piena luce sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Per questo motivo, più che alle ricostruzioni spesso frettolose rilanciate da alcune trasmissioni televisive nazionali, gli inquirenti continuano ad affidarsi ai tempi della scienza e agli accertamenti del Robert Koch Institut, dai quali potrebbe arrivare uno degli elementi più importanti dell’intera indagine.
lu_co

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