Dieci pen drive e un computer. Dentro quei dispositivi gli investigatori cercheranno dati, documenti, conversazioni, immagini, registrazioni, navigazioni internet e ogni altro elemento potenzialmente utile a ricostruire rapporti, abitudini e gli ultimi giorni di vita di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.
È uno degli accertamenti ancora da completare nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. Il materiale informatico è stato sequestrato il 31 luglio e il sequestro convalidato il 3 agosto. Lunedì prossimo, 28 settembre, alle 10, nella Sala Rosano della Questura di Campobasso, inizieranno le operazioni affidate dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli al personale specializzato dello Sco, III Divisione-Stai. Gli specialisti dovranno realizzare la copia forense dei dispositivi, indicizzarne il contenuto e procedere all’analisi e alla selezione dei dati ritenuti utili all’inchiesta.
La ricerca disposta dalla Procura è ampia. Riguarda eventuali navigazioni internet dirette a procurarsi ricina, rapporti e relazioni con familiari, parenti e amici, annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni precedenti ai malori e documenti, note, pagine di diario o lettere riferibili a eventuali patologie non conosciute e alle condizioni fisiche di Antonella e Sara tra il 24 e il 28 dicembre. Saranno inoltre analizzati chat, fotografie, registrazioni vocali, indirizzi email, account social, navigazioni internet e dati utili a ricostruire le posizioni dei dispositivi. L’arco temporale della ricerca è particolarmente esteso: dalla prima accensione di ciascun dispositivo fino al giorno del suo ultimo utilizzo.
Per completare il lavoro sono stati concessi 60 giorni, salvo proroga. I tempi potranno dipendere dalla quantità dei dati contenuti nei dispositivi, da eventuali difficoltà tecniche, dalle credenziali necessarie per accedervi e dalla mole del materiale ritenuto utile, che dovrà essere analizzato e rielaborato dagli investigatori.
Un accertamento tecnico irripetibile che rappresenta uno dei tasselli ancora mancanti di un’indagine che, sul piano delle attività visibili, ieri ha vissuto una giornata senza particolari novità. Se non quelle relative alla notifica degli atti firmati dalla Antonelli sull’inizio delle operazioni, fissate per lunedì 28. Gli agenti, su delega della Procura, hanno consegnato nelle mani degli indagati e delle parti offese l’avviso degli accertamenti. La notifica a Gianni Di Vita e alla madre, da quanto si apprende, sarebbe avvenuta all’interno della casa di riposo dove alloggia l’anziana donna. La presenza degli agenti e di Gianni Di Vita negli stessi istanti ha generato curiosità fin quando non si è appreso che si trattava dell’adempimento di un atto ordinario.
Non si sono invece viste persone varcare i cancelli della Questura per essere ascoltate dagli uomini della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano. E, se qualcuno è stato convocato lontano da telecamere e taccuini, non se ne è avuta notizia.
L’ultima audizione nota risale a martedì pomeriggio, quando gli investigatori hanno ascoltato a lungo un’amica di Monia, l’insegnante di Matematica di Riccia amica di Gianni Di Vita. La stessa Monia che il 20 agosto era stata messa di fronte a Di Vita per un faccia a faccia durato diverse ore, alla presenza della procuratrice Antonelli.
Sempre martedì la titolare dell’inchiesta è tornata a Campobasso per un nuovo confronto con il capo della Mobile. Il terzo summit delle ultime settimane tra Procura e investigatori: due si sono svolti nel capoluogo, uno a Larino.
Un incontro servito verosimilmente a fare il punto sul materiale raccolto e sulle attività da programmare. Non è quindi escluso che già da oggi possano riprendere le audizioni, sia di persone mai ascoltate prima sia di soggetti già convocati nel corso degli ultimi mesi.
Del resto, l’attività investigativa non si misura soltanto attraverso gli ingressi in Questura.
Secondo quanto riferiscono fonti qualificate a Primo Piano Molise, il perimetro dell’indagine si sarebbe progressivamente ristretto. Questo, però, non significa che la soluzione del caso sia necessariamente vicina.
Ci sono accertamenti che devono completare il proprio corso.
Uno è quello sui dispositivi sequestrati il 31 luglio. L’altro fronte, ancora più importante sul piano scientifico, è quello del Robert Koch Institut di Berlino, al quale sono stati affidati gli esami sui reperti nell’ambito dell’incidente probatorio. Risultati che, secondo i tempi indicati dagli specialisti tedeschi, non dovrebbero arrivare prima dell’inizio di ottobre e per i quali resta possibile una proroga.
Né dall’uno né dall’altro accertamento può essere dato per scontato un risultato decisivo.
L’analisi del materiale informatico potrebbe restituire elementi utili oppure non aggiungere nulla di sostanziale a quanto già acquisito. Lo stesso vale per gli approfondimenti scientifici condotti in Germania: potranno contribuire a chiarire il vettore attraverso il quale la ricina è stata ingerita da Antonella e Sara e l’eventuale alimento contaminato, oppure lasciare ancora aperti alcuni interrogativi.
È anche per questo che, al di là dell’intensità delle attività investigative delle ultime settimane, i tempi dell’inchiesta restano legati agli accertamenti ancora in corso.
Procura e Squadra Mobile continuano intanto sul terreno tradizionale: audizioni, riscontri, confronti tra dichiarazioni, analisi dei rapporti personali e familiari e verifica di eventuali contraddizioni. Attività che nelle ultime settimane hanno portato più volte negli uffici della Questura persone già ascoltate in passato e nuovi testimoni.
Il fascicolo resta formalmente contro ignoti per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico.
Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte dopo avere ingerito ricina. Gli specialisti hanno concentrato la finestra temporale dell’intossicazione sulla cena del 23 dicembre. Gianni Di Vita, che quella sera era a tavola con moglie e figlia e ha riferito di avere accusato disturbi gastrointestinali, è risultato negativo agli accertamenti sulla ricina.
Sono i punti fermi dai quali l’indagine continua a muoversi.
Il perimetro, secondo quanto trapela, si restringe. Ma prima di eventuali ulteriori passi devono essere completati gli accertamenti già disposti. A meno che dalle attività investigative in corso non emerga prima un elemento nuovo, concreto e tale da imprimere un’accelerazione all’inchiesta.
Lu_Co

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