Proseguono le audizioni nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Anche ieri gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, hanno ascoltato persone informate sui fatti.
Nel pomeriggio, intorno alle 15.30, una donna di Pietracatella ha varcato il cancello della Questura. Da quanto si apprende, si tratta della sorella di un tecnico di una scuola di Riccia, marito di un’insegnante amica di lunga data di Gianni Di Vita. La donna è rimasta per diverse ore negli uffici della Mobile.
Nelle stesse ore sarebbe stata ascoltata anche la figlia della coppia. La ragazza non è stata vista accedere dall’ingresso principale della Questura e potrebbe essere entrata da un accesso secondario. Come già accaduto per alcune precedenti audizioni, nulla è trapelato sui contenuti delle domande formulate dagli investigatori né sulle risposte fornite.
Gli accertamenti proseguono dunque attraverso l’ascolto di persone appartenenti alla cerchia di conoscenze della famiglia. Un’attività che nelle ultime settimane si è fatta sempre più serrata e che, secondo quanto si apprende, avrebbe consentito agli investigatori di restringere ulteriormente il campo delle ipotesi. L’attenzione sarebbe ormai concentrata su un numero molto limitato di persone, forse due.
Si tratta, tuttavia, di indicazioni che non trovano al momento riscontro in atti ufficialmente conosciuti. Il dato giudiziario resta immutato: il procedimento per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno è ancora contro ignoti e Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, resta parte offesa.
Un nuovo elemento riguarda intanto la borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi sequestrata martedì mattina dagli uomini del Servizio centrale operativo e della Squadra Mobile nell’abitazione di Pietracatella dove ora vive Di Vita. A ricostruirne gli ultimi spostamenti è stata Giovanna, moglie di Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, nel corso di una nuova intervista realizzata da Simone Carusone per “La Vita in Diretta”.
Secondo quanto riferito dalla donna, si tratterebbe della borsa che Antonella aveva con sé quando arrivò per l’ultima volta in ospedale, prima del decesso. Dopo il ricovero fu consegnata dai sanitari al fratello Luigi, che la conservò nella propria abitazione. Solo successivamente l’uomo l’avrebbe restituita al cognato Gianni Di Vita.
Non è noto quale elemento abbia spinto gli investigatori, a nove mesi dai fatti, ad acquisire la borsa né se al suo interno sia stato trovato materiale ritenuto utile. Il sequestro potrebbe anche non produrre risultati significativi.
Resta però un possibile profilo investigativo. Tra i reperti sui quali sono stati disposti accertamenti figurano infatti anche due borracce contenenti liquido trasparente, una delle quali con residui solidi, repertate il 7 gennaio. Gli esami affidati al Robert Koch Institut di Berlino dovranno contribuire a chiarire quale possa essere stato il vettore attraverso il quale la ricina è stata ingerita.
In questo quadro non può essere esclusa, allo stato come semplice ipotesi, la possibilità che una delle borracce sia stata trasportata nella borsa tra l’abitazione e il luogo di lavoro di Antonella, o nel percorso inverso. Non risultano però elementi che consentano, al momento, di stabilire che ciò sia effettivamente avvenuto.
Sul fronte investigativo, oggi e domani non dovrebbero essere in programma nuove audizioni. L’attività dovrebbe riprendere da lunedì con ulteriori iniziative che, secondo quanto si apprende, sarebbero state pianificate nel corso di un briefing tenuto giovedì in Questura.
La natura degli accertamenti resta coperta dal massimo riserbo. Dopo le perquisizioni, i sequestri, le copie forensi e la nuova serie di audizioni, gli investigatori continuano a lavorare per ricomporre gli ultimi tasselli di un’inchiesta che, a nove mesi dalla morte di Antonella e Sara, resta formalmente senza un indagato.
Lu_Co

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