Le cozze portate a casa dopo un pranzo al ristorante, le quattro scuole finite al centro degli accertamenti informatici, un nuovo vertice tra la procuratrice Elvira Antonelli e il capo della Squadra Mobile Marco Graziano. E, soprattutto, una precisazione della stessa magistrata che esclude una delle ipotesi circolate nelle ultime settimane: Gianni Di Vita non era l’obiettivo dell’avvelenamento che ha ucciso sua moglie Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara.
Sono le novità delle ultime ore nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. Un’indagine che, secondo quanto riferiscono fonti qualificate a Primo Piano Molise, avrebbe registrato progressi significativi. Le stesse fonti, però, invitano a non anticipare conclusioni. Il lavoro della Procura di Larino e della Squadra Mobile di Campobasso prosegue con un obiettivo preciso: individuare il responsabile, ricostruire le modalità dell’avvelenamento e raccogliere elementi in grado di sostenere le conclusioni investigative. Senza fretta, senza suggestioni e senza commettere errori.
Un passaggio importante riguarda proprio il possibile destinatario dell’azione omicida. Nei giorni scorsi era circolata l’ipotesi che il veleno fosse destinato a Gianni Di Vita e che la moglie e la figlia fossero state uccise involontariamente. Una ricostruzione che la procuratrice Antonelli ha respinto in maniera netta. Interpellata da Repubblica, che ieri ha pubblicato un articolo sull’inchiesta, la magistrata ha liquidato quella pista con poche parole: «Fantasie. Non è una nostra ipotesi».
Una dichiarazione che chiarisce la posizione della Procura rispetto a una delle interpretazioni emerse. Non significa, naturalmente, che siano stati chiariti tutti gli aspetti del movente o che sia già possibile stabilire con certezza chi fosse il destinatario del veleno. Ma esclude che gli investigatori stiano lavorando sull’ipotesi di un attentato diretto contro l’ex sindaco di Pietracatella, nel quale avrebbero perso la vita, per errore, la moglie e la figlia.
L’altra novità arriva dal Tg1, che ha avuto accesso a uno dei verbali delle dichiarazioni rese da Gianni Di Vita alla Polizia nei giorni successivi alla tragedia. Il documento contiene un particolare relativo a un pranzo del 22 dicembre, pochi giorni prima dei decessi.
Quel giorno Di Vita e la moglie Antonella parteciparono a un pranzo di lavoro con alcuni colleghi di studio in una trattoria di Campobasso. Al termine rimasero delle cozze cucinate. Antonella chiese un contenitore per portarle a casa, soprattutto per Sara, che ne era particolarmente golosa.
Nel verbale, secondo quanto riferito da Gianvito Cafaro del Tg1, Di Vita spiega di non ricordare esattamente quando quelle cozze furono consumate: forse la sera stessa del 22 dicembre, oppure a pranzo o a cena il giorno successivo. Ritiene probabile che a mangiarle siano stati soltanto lui, Antonella e Sara.
Un dettaglio che assume interesse nella ricostruzione degli ultimi pasti consumati dalla famiglia, anche se non costituisce di per sé un elemento che consenta di individuare il veicolo della ricina. I resti dei pasti del 22 e 23 dicembre furono infatti gettati nella spazzatura e il contenitore delle cozze non è stato recuperato. Non è stato quindi possibile sottoporlo ad analisi per verificare un’eventuale contaminazione.
Resta aperta, dunque, la questione centrale dell’inchiesta: attraverso quale alimento o sostanza sia stata somministrata la ricina alle due vittime. Gli accertamenti tossicologici hanno stabilito che il veleno è stato ingerito, ma la ricostruzione delle modalità con cui sarebbe arrivato nella disponibilità delle vittime continua a rappresentare uno dei passaggi più delicati dell’indagine.
Su questo fronte si inserisce anche la nuova serie di verifiche informatiche avviata martedì dalla Squadra Mobile e dal Servizio centrale operativo. Quattro istituti scolastici, quattro decreti di perquisizione firmati dalla procuratrice Antonelli. Martedì l’Agrario di Riccia, mercoledì il Liceo Scientifico dello stesso comune, ieri il Classico di Campobasso e questa mattina il Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda.
Nei provvedimenti non vengono indicati esplicitamente i nomi delle persone sulle quali potrebbero concentrarsi gli approfondimenti, ma si fa genericamente riferimento a soggetti vicini alla famiglia Di Vita e alle vittime.
La scelta degli istituti presenta tuttavia alcuni collegamenti precisi. All’Agrario di Riccia lavora il marito di una donna amica di Gianni Di Vita. La stessa donna insegna al Liceo Scientifico, dove gli agenti sono intervenuti mercoledì. Al Classico di Campobasso hanno studiato Alice e Sara Di Vita. Alice si è diplomata lo scorso giugno e oggi frequenta l’università a Torino. Sara, invece, è morta a quindici anni. Al Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda insegna Laura Di Vita, cugina dell’ex sindaco.
Sono circostanze che delineano il contesto nel quale si stanno svolgendo gli accertamenti, senza che da esse possano essere desunte responsabilità o coinvolgimenti personali nel delitto. L’obiettivo delle verifiche è individuare eventuali ricerche informatiche riguardanti la ricina e altre sostanze velenose, ricostruirne la collocazione temporale e, ove possibile, risalire agli utilizzatori delle postazioni.
Intanto ieri pomeriggio, mentre si concludeva la terza giornata di attività nelle scuole, la procuratrice Antonelli ha raggiunto la Questura di Campobasso per incontrare il dirigente della Mobile Marco Graziano. Un vertice durato circa due ore, sul quale non sono trapelate informazioni ufficiali. È ragionevole ritenere che sia servito a fare il punto sugli accertamenti eseguiti, valutare gli elementi acquisiti e programmare i prossimi passaggi investigativi.
L’incontro conferma l’intensità del lavoro che magistratura e Polizia stanno portando avanti, anche se il contenuto della riunione resta riservato. Secondo le informazioni raccolte da Primo Piano, negli ultimi tempi sarebbero stati compiuti notevoli passi avanti verso la soluzione del caso. Ma la cautela resta massima. Gli investigatori intendono arrivare a una ricostruzione solida, nella quale ogni elemento trovi riscontro e nessuna conclusione sia affidata soltanto a intuizioni o coincidenze.
Tra le quattro ispezioni, quella di ieri al Liceo Classico è stata certamente la più significativa sotto il profilo emotivo. In quelle aule, lungo quei corridoi, tra i banchi della scuola, Alice e Sara hanno vissuto anni importanti della loro crescita. Alice ha concluso il percorso scolastico pochi mesi fa e oggi studia lontano dal Molise, dopo aver perso la madre e l’unica sorella. Sara, invece, non potrà più tornarci. La sua vita si è interrotta a quindici anni, insieme a quella della madre, per mano di un assassino ancora sconosciuto.
Anche ieri numerosi giornalisti delle testate nazionali hanno seguito le operazioni. Da giorni troupe televisive, cronisti e fotografi si spostano da una scuola all’altra per raccontare gli sviluppi di un caso che continua a suscitare grande attenzione. Un lavoro non semplice, tra lunghe attese, riprese, collegamenti e tentativi di raccogliere informazioni su un’indagine coperta da uno stretto riserbo. Mercoledì notte se ne è parlato anche a Porta a Porta, dove tra gli ospiti di Bruno Vespa figurava il criminologo molisano Aldo Di Giacomo.
Ieri, almeno, il tempo è stato più clemente rispetto alle due giornate precedenti. Tra un’intervista e una ripresa, per i giornalisti c’è stata anche l’occasione di una pausa al rinnovato bar dell’Università, dove si trovavano per una riunione operativa il magnifico rettore e il presidente della Regione. Un saluto ai cronisti, qualche momento di ristoro e poi di nuovo al lavoro.
L’attenzione resta concentrata sulle attività investigative. Oggi si chiude il ciclo delle quattro ispezioni informatiche. Per conoscere l’esito degli accertamenti e comprendere quale contributo potranno offrire alla ricostruzione del duplice omicidio servirà ancora tempo. La Procura e la Squadra Mobile continuano a lavorare. E, almeno per ora, non intendono forzare i tempi.
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