È giusto concentrare, centralizzare, gli interventi chirurgici di senologia in una Brest Unit, ma perché Villa Maria viene esclusa dalla rete tout court, in automatico (di botto, per dirla un po’ in slang)? A maggior ragione considerando il ruolo delle strutture private accreditate nell’abbattimento delle liste d’attesa e nella riduzione della mobilità passiva, ruolo che lo stesso decreto impugnato al Tar dalla clinica riconosce nelle premesse. Qual è la motivazione?
È proprio la carenza di istruttoria, quindi la mancanza di indicazione della motivazione, l’elemento alla base dell’ordinanza del Tribunale amministrativo regionale del Molise che ha sospeso il decreto 33 del 26 febbraio scorso a firma dei commissari Bonamico e Di Giacomo (e gli atti presupposti o conseguenti compreso il Programma operativo 2026-2028) che disciplina le reti chirurgiche oncologiche, istituisce la Brest Unit all’ospedale di Campobasso e contestualmente esclude dal perimetro del Servizio sanitario regionale (non sono quindi più remunerati dalla Regione) gli interventi senologici di Villa Maria e del Responsible.
La struttura di viale Principe di Piemonte ha proposto ricorso con l’avvocato Salvatore Di Pardo, la camera di consiglio sull’istanza cautelare si è svolta mercoledì. Ieri la pronuncia del Tar che entrerà nel merito il prossimo 18 novembre.
Degna di considerazione, si legge nelle premesse dell’ordinanza dei giudici di via San Giovanni, la censura che riguarda la violazione dei canoni della partecipazione procedimentale e della leale
collaborazione, «atteso che il mancato coinvolgimento della ricorrente nell’istruttoria procedimentale, poi culminata nell’adozione del gravato decreto commissariale, ha di fatto privato l’Amministrazione della possibilità di valutare gli interessi di uno dei soggetti su cui il predetto decreto produce effetti significativi e di acquisire – tenuto conto del già menzionato ruolo di indubbio rilievo rivestito dalla struttura ricorrente nel settore chirurgica senologica in ambito regionale – ulteriori e qualificati contributi per addivenire ad una decisione ragionevole e frutto di
un’istruttoria completa».
L’esclusione di Villa Maria dalla rete chirurgica senologica, lo ha ribadito anche l’avvocato Di Pardo a margine del deposito del provvedimento cautelare di cui si è detto soddisfatto, potrebbe determinare, per il suo impatto, la crisi e la chiusura di una struttura «che oggi assolve a un servizio insostituibile sul territorio».
La clinica, sempre con l’avvocato Di Pardo, ha impugnato anche il Programma operativo che non prevede la conferma del suo accreditamento ma prefigura la riconversione in struttura monospecialistica per ambiti carenti. Attesa, pure per questo ricorso, la decisione del Tar. intanto da settimane è scattata la mobilitazione, oltre seimila le firme raccolte per tutelare la clinica, venerdì scorso un affollato sit-in nel capoluogo.
r.i.

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