Non un semplice progetto europeo né una serie di viaggi scolastici all’estero, ma un cambiamento profondo capace di trasformare il modo di vivere la scuola, guardare il mondo e immaginare il futuro dell’educazione.
All’Istituto Comprensivo “Igino Petrone” di Campobasso il progetto Erasmus+ “YOUrope” è diventato negli anni molto più di un’esperienza di mobilità internazionale: un percorso di apertura culturale, crescita personale e innovazione educativa che ha coinvolto studenti, docenti e l’intera comunità scolastica. A raccontarlo è Katia Padulo, referente per l’internazionalizzazione dell’Istituto e componente del gruppo di lavoro che nel 2022 ha costruito il progetto di accreditamento europeo della scuola.
«Era appena iniziato l’anno scolastico 2022/2023 quando il dirigente scolastico Giuseppe Natilli decise di creare un gruppo Erasmus+ composto da docenti dei diversi ordini di scuola. L’obiettivo era ambizioso: ottenere l’accreditamento europeo per le mobilità di studenti e personale scolastico», ricorda Padulo.
Le difficoltà iniziali non mancavano. Il tempo per predisporre la candidatura era limitato e in città non esistevano istituti comprensivi già accreditati da prendere come riferimento. «Avevamo meno di un mese per costruire un progetto complesso, ma abbiamo capito subito che non stavamo compilando una semplice richiesta di fondi: stavamo progettando il futuro della scuola».
Le radici del progetto affondano nel periodo post-pandemico, segnato da fragilità emotive e relazionali tra gli studenti e dalla necessità, avvertita anche dai docenti, di ripensare approcci e metodologie educative. «Campobasso vive una realtà relativamente omogenea e questo rischiava di creare nei ragazzi una sorta di bolla culturale, distante dal respiro europeo e globale oggi indispensabile», spiega Padulo. Da qui la volontà di “aprire” la scuola, renderla più dinamica, internazionale e connessa al mondo.
Negli anni Erasmus+ ha inciso profondamente sulla vita dell’Istituto, non solo attraverso le mobilità internazionali, ma anche sul piano organizzativo e didattico. «È stato il catalizzatore di un cambiamento che probabilmente era già in fase embrionale», osserva la referente.
Dal 2024/2025 la Petrone ha introdotto la settimana corta con la compattazione oraria delle discipline, favorendo lezioni più lunghe e metodologie attive come cooperative learning, flipped classroom, laboratori e gamification.
In questo percorso si inserisce anche il progetto “Didattica da Fuoriclasse”, sperimentazione che punta su interdisciplinarità, attività laboratoriali, collaborazione con il territorio e centralità degli studenti. Anche l’Educazione civica è stata ripensata: oggi i ragazzi progettano e organizzano eventi concreti, come il Ballo di Fine Anno, sviluppando competenze organizzative, comunicative e relazionali.
Anche il nome “YOUrope” racchiude la filosofia del progetto. «Volevamo che l’Europa non fosse percepita come qualcosa di distante o astratto. Nel nome c’è il gioco tra “You” e “rope”: un lazo lanciato verso l’Europa per agganciare la Petrone ai suoi valori e alle sue opportunità».
L’esito della candidatura europea superò ogni aspettativa: 97 punti su 100 e il 36° posto nazionale su 963 candidature. «Più che un riconoscimento tecnico, fu la conferma che stavamo andando nella direzione giusta».
Oggi il progetto è alla sua terza annualità e i numeri raccontano una crescita significativa: 68 mobilità studenti e 36 mobilità docenti tra Finlandia, Francia, Irlanda, Svezia, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Malta e Spagna.
«Ogni mobilità dura circa una settimana, ma l’impatto umano e formativo è enorme», sottolinea Padulo. Il risultato più evidente emerge proprio nei ragazzi: maggiore autonomia, sicurezza, capacità di adattamento e apertura culturale.
Molti studenti tornano con una nuova consapevolezza di sé e del mondo. Ma Erasmus+, alla Petrone, non riguarda solo chi parte: le esperienze vengono condivise attraverso incontri, podcast, articoli, peer tutoring e giornate dedicate ai Paesi visitati. La scuola dispone persino di un Erasmus+ corner permanente.
«L’internazionalizzazione non coinvolge soltanto gli studenti in mobilità», conclude Katia Padulo. «Coinvolge l’intera comunità educante».
E se dovesse riassumere tutto in una frase, sceglie il motto ufficiale del programma europeo: “Changing lives, opening minds”. Perché, dice, «è esattamente ciò che sta accadendo alla Petrone».























