La sentenza è arrivata ieri, giovedì 28 maggio, ma le sue conseguenze rischiano di scuotere a lungo via Sannitica. Il Consiglio di Stato ha infatti annullato l’intera procedura concorsuale per l’assunzione di dieci agenti della Polizia Municipale del Comune di Termoli, accogliendo il ricorso presentato da Iolanda Matassa, difesa da Raffaello Racchi, e ribaltando completamente quanto deciso in primo grado dal Tar Molise. Una pronuncia durissima, che non si limita a rilevare semplici irregolarità formali, ma parla apertamente di violazione dei principi di imparzialità, trasparenza e parità di trattamento dei candidati. La Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha demolito il sistema adottato durante le prove orali del concorso bandito nel 2020 per dieci posti a tempo pieno e indeterminato di agente di Polizia Municipale, concorso concluso poi nel dicembre 2022 con la pubblicazione della graduatoria finale e le successive assunzioni entrate in vigore nel febbraio 2023. A finire sotto la lente dei giudici amministrativi è stata soprattutto la modalità di somministrazione delle domande durante gli orali. Secondo quanto ricostruito nella sentenza, la commissione esaminatrice aveva predisposto 65 buste, ciascuna contenente tre quesiti relativi alle materie del bando. Le buste erano numerate da 1 a 65 e i candidati erano chiamati semplicemente a sceglierne una. Per il Consiglio di Stato, però, quel sistema non rispettava quanto previsto dall’articolo 12 del Dpr 487 del 1994, norma che impone l’estrazione a sorte delle domande per garantire trasparenza assoluta e imparzialità nelle procedure concorsuali. Una distinzione che nella sentenza viene definita sostanziale: scegliere una busta numerata non equivale a effettuare un vero sorteggio delle domande. Ed è proprio qui che il pronunciamento assume toni particolarmente severi. I giudici spiegano che il mancato sorteggio ha compromesso i principi costituzionali che devono governare ogni concorso pubblico, richiamando direttamente l’articolo 97 della Costituzione. Secondo il Collegio, tutti i candidati devono essere posti “il più possibile in una situazione di uguale difficoltà di superamento della prova”, condizione che nel caso di Termoli non sarebbe stata garantita. Ma c’è di più. Uno dei passaggi più delicati della sentenza riguarda la totale assenza, nei verbali della commissione, di una descrizione precisa delle modalità con cui vennero assegnati i numeri alle buste. Un dettaglio che il Comune di Termoli aveva tentato di ridimensionare sostenendo che la numerazione fosse avvenuta in maniera casuale immediatamente prima dell’inizio degli orali. Una tesi che però non ha convinto i giudici. Il Consiglio di Stato sottolinea infatti come proprio quella mancata verbalizzazione impedisca qualsiasi verifica concreta sulla regolarità della procedura e sulla reale segretezza delle domande. In pratica, secondo la sentenza, non esiste alcuna certezza documentale che il sistema utilizzato garantisse davvero casualità assoluta nella distribuzione dei quesiti ai candidati. Parole pesanti, soprattutto quando il Collegio afferma che la procedura presenta una “radicale e insanabile illegittimità” e che i vizi riscontrati “si traducono in una grave violazione dell’imparzialità che deve presiedere ogni procedura concorsuale”. La sentenza respinge anche il tentativo del Comune di acquisire ulteriori testimonianze per dimostrare la correttezza delle operazioni. Per i giudici, infatti, l’illegittimità deriva direttamente dalla violazione della norma e dei principi che regolano i concorsi pubblici, indipendentemente dalla prova concreta di eventuali favoritismi o fughe di notizie. Il ricorso era stato presentato da Iolanda Matassa, candidata esclusa dalla graduatoria finale dopo aver ottenuto 15 punti su 30 alla prova orale, sotto la soglia minima richiesta di 21/30. La candidata aveva contestato fin dall’inizio sia il sistema adottato durante gli orali sia il giudizio espresso dalla commissione. In primo grado il Tar Molise aveva respinto tutte le contestazioni, sostenendo che il sistema delle buste chiuse garantisse comunque una sufficiente aleatorietà. Il Consiglio di Stato ha invece ribaltato completamente quella lettura. La vicenda assume ora contorni potenzialmente esplosivi sul piano amministrativo. Dalla graduatoria annullata erano infatti già scaturite non solo le prime dieci assunzioni, ma anche successivi scorrimenti. Nella sentenza viene richiamata perfino l’assunzione di ulteriori agenti avvenuta nel dicembre 2024 attraverso lo scorrimento della stessa graduatoria. Questo significa che il Comune di Termoli dovrà adesso affrontare una fase estremamente delicata per capire quali effetti concreti produrrà l’annullamento disposto dal Consiglio di Stato. Restano da chiarire le eventuali conseguenze sui contratti già sottoscritti, sulla validità delle assunzioni effettuate e sulle future determinazioni dell’amministrazione comunale. Sul piano politico e amministrativo, la pronuncia rischia di aprire inevitabilmente una nuova stagione di polemiche e verifiche interne. Nel dispositivo finale, il Consiglio di Stato accoglie integralmente l’appello di Iolanda Matassa, annulla gli atti impugnati e condanna il Comune di Termoli al pagamento di 4mila euro di spese legali oltre accessori. Una decisione che segna uno spartiacque pesante nella recente storia amministrativa del Comune di Termoli e che potrebbe avere effetti molto più ampi di quelli legati al solo concorso per la Polizia Municipale.

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