Nessuna chiusura di stabilimenti, investimenti confermati per i prossimi anni e la volontà dichiarata di mantenere l’Italia al centro della strategia industriale europea del gruppo. È questo il quadro emerso ieri dall’incontro tra i vertici di Stellantis e le organizzazioni sindacali nazionali, convocato per approfondire le prospettive del piano industriale illustrato durante l’Investor Day e valutare le ricadute sui siti produttivi italiani. Al tavolo, guidato dal responsabile Europa di Stellantis Emanuele Cappellano, l’azienda ha ribadito l’impegno a rafforzare la presenza industriale nel nostro Paese, confermando investimenti per circa 5 miliardi di euro tra il 2026 e il 2030 nelle attività di ricerca e sviluppo, oltre alla prosecuzione dei programmi già annunciati per i principali stabilimenti italiani. Le rassicurazioni arrivate da Stellantis sono state accolte con prudenza dalle organizzazioni sindacali. Se da un lato Fim Cisl, Fismic Confsal e Uilm riconoscono il valore degli investimenti e la conferma della continuità produttiva, dall’altro evidenziano come restino ancora aperti nodi cruciali per il futuro di alcuni siti strategici, in particolare Cassino e Termoli. Tra le novità illustrate dall’azienda figurano la prosecuzione della produzione della Pandina a Pomigliano fino al 2030, l’arrivo di due nuove vetture elettriche dal 2028, il rafforzamento di Mirafiori con la Fiat 500 elettrica e ibrida, i programmi sulle batterie e sull’economia circolare, oltre alla conferma dei quattro modelli previsti a Melfi e degli investimenti sugli e-van nello stabilimento Sevel di Atessa. Proprio Atessa rappresenta uno dei punti positivi emersi dal confronto. Stellantis ha confermato gli investimenti destinati alla produzione dei veicoli commerciali elettrici, riconoscendo il ruolo strategico dello stabilimento abruzzese, considerato uno dei principali poli europei del settore. Tuttavia, anche in questo caso non mancano le preoccupazioni. Sul comparto dei veicoli commerciali leggeri il gruppo continua, infatti, a mantenere una posizione attendista, legata all’evoluzione della normativa europea e alle condizioni del mercato. Una situazione che, secondo i sindacati, non può tradursi in una riduzione dei volumi produttivi né in un progressivo indebolimento del ruolo industriale del sito abruzzese. Da qui la richiesta rivolta a Stellantis, al Governo e all’Unione Europea affinché vengano adottate misure concrete per sostenere il settore e garantire stabilità occupazionale e produttiva durante la transizione energetica. Ma è soprattutto il futuro di Termoli a continuare a destare forti preoccupazioni. La Fim-Cisl ha ribadito durante l’incontro la necessità di assegnare nuove attività produttive allo stabilimento molisano, sia sul fronte del cambio elettrificato eDCT sia per quanto riguarda le future motorizzazioni Euro 7 della famiglia GSE. La risposta dell’azienda, tuttavia, non ha portato novità sostanziali. Al momento non sono previste ulteriori assegnazioni produttive e la possibilità di realizzare a Termoli attività legate alla produzione di batterie resta subordinata alla crescita della domanda europea di veicoli elettrici e a una significativa riduzione dei costi energetici. Una posizione che alimenta le preoccupazioni dei lavoratori e dei sindacati. Negli ultimi anni lo stabilimento molisano ha infatti vissuto una profonda trasformazione industriale, con il progressivo superamento di produzioni storiche come il motore Fire e il ridimensionamento di altre attività, sulla base della prospettiva rappresentata dal progetto della Gigafactory di Acc. Oggi però quello scenario appare meno definito rispetto alle aspettative iniziali. La realizzazione della fabbrica di batterie resta legata all’andamento del mercato europeo dell’auto elettrica e alla sostenibilità economica dell’investimento. Nel frattempo, il rischio evidenziato dalle organizzazioni sindacali è quello di lasciare Termoli in una fase di incertezza industriale, senza una chiara missione produttiva in grado di garantire la piena occupazione nel medio e lungo periodo. Anche la Uilm ha espresso una posizione molto netta. Il segretario generale Davide Sperti e il segretario nazionale Gianluca Ficco hanno apprezzato lo sforzo di Stellantis nel tentativo di rilanciare la produzione italiana, ma hanno sottolineato la necessità di completare il piano industriale con garanzie concrete per tutti gli stabilimenti. Secondo il sindacato, Termoli dovrebbe diventare il punto di riferimento per il rilancio della motoristica italiana destinata alle vetture ibride. L’arrivo dell’eDCT viene considerato un elemento positivo, ma non sufficiente. Serve una strategia industriale più ampia che valorizzi le competenze presenti nel sito molisano e permetta di intercettare le nuove esigenze del mercato automobilistico. Per la Uilm, inoltre, occorre affrontare anche la crisi che sta investendo l’indotto automotive. Molte aziende della filiera vivono una fase di forte difficoltà e rischiano di pagare il prezzo della transizione in assenza di adeguate misure di sostegno. Da qui la richiesta rivolta al Governo di ripristinare strumenti di supporto al settore e di definire una vera politica industriale nazionale per l’automotive. Anche la Fismic Confsal ha evidenziato come le indicazioni arrivate su Termoli, sull’eDCT e sulla continuità delle produzioni Euro 7 rappresentino segnali incoraggianti, ma non ancora sufficienti a dissipare tutte le incertezze. Il sindacato richiama l’attenzione sul tema della competitività europea, fortemente condizionata dal costo dell’energia e dalla capacità di sviluppare una filiera delle batterie realmente sostenibile. L’incontro di ieri ha quindi restituito un’immagine a due velocità. Da una parte la conferma dell’impegno di Stellantis sul sistema industriale italiano e la volontà di non chiudere alcuno stabilimento. Dall’altra la mancanza di risposte definitive per quei siti che attendono ancora una precisa collocazione all’interno della strategia futura del gruppo. Per Termoli il messaggio dei sindacati è chiaro: non si possono smantellare produzioni consolidate senza aver prima costruito alternative industriali credibili. La transizione verso l’elettrico deve essere governata attraverso investimenti, nuove missioni produttive e politiche industriali capaci di difendere il lavoro e valorizzare le competenze costruite in decenni di storia automobilistica. Le prossime settimane saranno decisive. Il confronto tra azienda, sindacati e Governo proseguirà, mentre cresce l’attesa per il tavolo automotive previsto a luglio. È lì che il territorio molisano spera di ottenere finalmente quelle risposte che da tempo attende sul proprio futuro industriale.





























