La scuola è andata distrutta dalle fiamme, ma la comunità non si arrende. A tre giorni dal devastante incendio che ha cancellato uno dei luoghi simbolo del paese, il Comune di Casacalenda e la Provincia di Campobasso stanno già lavorando per garantire ai bambini il ritorno in classe a settembre. Parallelamente proseguono le indagini della Procura di Larino sulle cause del rogo, mentre l’amministrazione comunale si prepara ad avviare una raccolta fondi per aiutare la scuola a ripartire. La mattinata di ieri è stata decisiva. La sindaca Sabrina Lallitto ha incontrato a Campobasso il presidente della Provincia Giuseppe Puchetti per definire una soluzione che permetta agli studenti di continuare il proprio percorso scolastico senza dover lasciare il paese. L’ipotesi più concreta è quella di trasferire le attività didattiche all’interno dell’edificio provinciale che già ospita gli istituti superiori e che si trova a poche decine di metri dalla struttura distrutta dall’incendio. Una soluzione che, come tiene a precisare la prima cittadina, non nasce dall’emergenza delle ultime ore. «Non è una cosa campata in aria – spiega Lallitto – ma un percorso che parte da lontano. Fin dai primi tempi della mia elezione il rapporto con la Provincia è stato importante e ci ha consentito già in passato di trovare soluzioni condivise. Ora quell’idea richiede semplicemente un’accelerazione». L’edificio individuato ospita già da anni le scuole medie del paese, oltre al micronido comunale realizzato nel piano inferiore. Proprio questa vicinanza e la presenza di spazi già destinati all’attività scolastica rendono il trasferimento una delle opzioni più praticabili. I numeri dell’emergenza sono significativi. La scuola andata distrutta non potrà più accogliere nessuno e sarà quindi necessario trovare una sistemazione per il micronido, per due sezioni della scuola dell’infanzia e per cinque classi della primaria. Dal canto suo il presidente della Provincia ha confermato la massima disponibilità dell’ente. «Stiamo già eseguendo alcuni lavori – spiega Puchetti – riguardanti impianti e adeguamenti necessari. L’impegno è quello di completare tutto il prima possibile perché questa emergenza richiede una risposta rapida». L’immobile provinciale, che oggi ospita l’istituto tecnico, il professionale e la ragioneria, dispone infatti di ulteriori spazi che possono essere recuperati e destinati agli alunni più piccoli. L’obiettivo dichiarato è arrivare preparati all’avvio dell’anno scolastico 2026-2027. «Speriamo di poter accelerare e mettere questi locali a disposizione entro metà settembre», aggiunge il presidente della Provincia. Un risultato che potrebbe essere favorito anche da una vicenda amministrativa rimasta bloccata per anni. I lavori, infatti, vengono finanziati con risorse legate alla ricostruzione post-sisma del 2002 che erano rimaste ferme a causa di un lungo contenzioso. Solo recentemente, grazie al lavoro degli uffici tecnici e dell’avvocatura provinciale, è stato possibile sbloccare le somme e affidare gli interventi necessari. Mentre istituzioni e tecnici cercano una soluzione per la ripresa delle lezioni, resta aperto il fronte investigativo. La Procura di Larino ha aperto un fascicolo, al momento contro ignoti, ipotizzando il reato di danneggiamento a seguito di incendio. Le indagini sono state delegate ai Carabinieri, che stanno ascoltando le persone che per prime hanno notato le fiamme e lanciato l’allarme.
La stessa sindaca ha presentato una denuncia e continua a seguire con attenzione gli sviluppi dell’inchiesta. «La scuola era un luogo sicuro sul quale avevamo investito tantissimo negli anni», sottolinea Lallitto ricordando gli interventi effettuati per migliorare la struttura, sostituire gli impianti e garantire maggiore benessere agli alunni. L’ipotesi che il rogo possa essere di origine dolosa continua a prendere corpo. Secondo le valutazioni della sindaca, infatti, il punto da cui sarebbero partite le fiamme potrebbe fornire indicazioni importanti. «La parte maggiormente colpita era la biblioteca, probabilmente l’ambiente con la maggiore presenza di materiale infiammabile», osserva la prima cittadina. Una riflessione che si accompagna anche alla necessità di fare chiarezza su alcune considerazioni circolate nelle ore successive all’incendio riguardo alla struttura in legno. «I materiali erano ignifughi – spiega – ma questo non significa che non possano bruciare. Significa semplicemente che resistono per un certo periodo alle alte temperature. Quando il fuoco è stato scoperto, però, stava già bruciando da parecchio tempo». Il dolore per quanto accaduto si accompagna comunque a qualche buona notizia. I computer custoditi all’interno di una cassaforte sono stati salvati, così come le lavagne interattive multimediali. Una parte importante del patrimonio tecnologico della scuola potrà quindi essere recuperata. Resta invece da ricostruire gran parte della dotazione materiale necessaria per la vita scolastica quotidiana. Serviranno arredi, attrezzature, materiale didattico e tutto ciò che consentirà di allestire le nuove aule che ospiteranno i bambini. Per questo il Comune si prepara a lanciare una raccolta fondi aperta a cittadini, associazioni, imprese e istituzioni. L’ondata di solidarietà arrivata da tutta la regione nelle ultime quarantotto ore ha già dimostrato quanto Casacalenda non sia sola in questa battaglia. Ora quella vicinanza potrebbe trasformarsi in un aiuto concreto per consentire alla scuola di rinascere e ai bambini di tornare tra i banchi senza perdere un solo giorno del prossimo anno scolastico. Per la comunità casacalendese la priorità è una sola: trasformare una tragedia che ha colpito il cuore del paese in un percorso di ripartenza condivisa. E i primi passi, nonostante il dolore e le macerie ancora fumanti, sono già stati compiuti.

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