Dopo mesi di mobilitazione contro il ridimensionamento dei servizi ospedalieri previsti dal nuovo Programma Operativo Sanitario 2026-2028, il Comitato San Timoteo di Termoli torna a puntare i riflettori su un’altra questione ritenuta cruciale per il futuro della sanità regionale: la riforma del sistema di emergenza-urgenza 118. In un documento diffuso dal presidente Nicola Felice, il Comitato richiama l’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali, della politica e dell’opinione pubblica sulla proposta di legge depositata alla Camera dal sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e da Mario Balzanelli, presidente della Società Italiana Sistema 118. Una proposta che punta a introdurre standard nazionali uniformi per l’organizzazione dell’emergenza territoriale, ma che secondo il Comitato rischia di produrre effetti particolarmente pesanti in una regione come il Molise. «Non si tratta di una polemica pregiudiziale contro la riforma – spiega Felice – ma della necessità di evitare che si ripetano errori già commessi in passato». Il riferimento è al Decreto Ministeriale 70 del 2015, il provvedimento che ha ridefinito gli standard della rete ospedaliera italiana e che, secondo il Comitato, continua ancora oggi a generare criticità nei territori caratterizzati da bassa densità abitativa e particolari difficoltà infrastrutturali. Per il Comitato San Timoteo, infatti, il vero problema non sono gli standard in sé, ma la loro applicazione indiscriminata in realtà profondamente diverse tra loro. Il Molise, con circa 292 mila abitanti distribuiti in 136 comuni e una densità di poco superiore ai 67 abitanti per chilometro quadrato, rappresenta uno dei casi più evidenti di questa possibile distorsione. Una regione caratterizzata da aree interne difficili da raggiungere, da una rete viaria spesso problematica, da fenomeni di dissesto idrogeologico che periodicamente compromettono collegamenti e infrastrutture e dall’assenza di grandi arterie interne in grado di garantire spostamenti rapidi ai mezzi di soccorso. Secondo il Comitato, queste peculiarità dovrebbero essere tenute in considerazione prima di applicare automaticamente parametri nazionali come quelli contenuti nella proposta di riforma del 118. Tra i punti che destano maggiore preoccupazione vi sono la previsione di una postazione ogni 60 mila abitanti e l’obiettivo di garantire l’arrivo dei mezzi di soccorso entro otto minuti nelle aree urbane e venti minuti nelle aree extraurbane. «In vaste zone del Molise questi tempi sono difficilmente raggiungibili senza un significativo incremento delle postazioni, dei mezzi e del personale», sottolinea il Comitato. Il rischio, secondo Felice, è quello di creare una situazione già vista in altri ambiti della sanità: standard elevati fissati sulla carta ma impossibili da rispettare nella realtà per mancanza di risorse adeguate. Una condizione che finirebbe per scaricare le responsabilità sugli operatori e, soprattutto, sui cittadini. L’allarme nasce anche dalla situazione attuale del servizio di emergenza territoriale. Il Comitato ricorda come il 118 molisano stia già affrontando una persistente carenza di personale medico e difficoltà nel garantire la copertura stabile delle postazioni. In diverse sedi, inoltre, la medicalizzazione dei mezzi di soccorso è diventata sempre più complessa da assicurare. In questo contesto, l’introduzione di nuovi standard senza un contestuale piano di rafforzamento del sistema potrebbe aggravare ulteriormente le criticità esistenti. Ma la riflessione del Comitato va oltre il tema del 118 e si inserisce nel più ampio dibattito sul futuro della sanità regionale. Non a caso il documento collega direttamente la riforma dell’emergenza territoriale al Programma Operativo Sanitario 2026-2028 adottato dalla struttura commissariale. Tra le misure maggiormente contestate continua a esserci la prevista chiusura del laboratorio di emodinamica dell’ospedale San Timoteo di Termoli entro il 31 ottobre 2026. Una scelta che il Comitato considera incompatibile con qualsiasi ragionamento sul rafforzamento della rete dell’emergenza-urgenza. «Un sistema 118 efficiente non dipende soltanto dalla velocità dell’ambulanza – osserva Felice – ma anche dalla presenza di strutture ospedaliere in grado di prendere in carico rapidamente le patologie tempo-dipendenti». L’emodinamica rappresenta infatti uno degli snodi fondamentali nella cura dell’infarto miocardico acuto. Ridurre o allontanare questo servizio significherebbe, secondo il Comitato, allungare i tempi necessari per raggiungere cure salvavita e indebolire l’intera catena dell’emergenza. Per questa ragione il Comitato San Timoteo ha già presentato osservazioni formali alla struttura commissariale contro il Programma Operativo 2026-2028 e ha conferito mandato ai propri legali per tutelare nelle sedi competenti il mantenimento dei servizi ritenuti essenziali per il territorio. Una battaglia che, viene ribadito, non riguarda soltanto Termoli o il basso Molise, ma l’intera organizzazione sanitaria regionale e il diritto dei cittadini ad accedere alle cure in condizioni di effettiva uguaglianza. Nel documento trova spazio anche un altro tema che il Comitato considera centrale: il cosiddetto Decreto Molise. Si tratta della richiesta di un provvedimento straordinario nazionale capace di riconoscere le peculiarità della regione e di introdurre deroghe rispetto ai parametri ordinari previsti dalle normative nazionali. «Dopo diciassette anni di commissariamento – evidenzia Felice – il Molise continua a essere chiamato a rispettare regole pensate per territori completamente diversi. Senza strumenti specifici ogni nuova riforma rischia di produrre ulteriori penalizzazioni». Per il Comitato una riorganizzazione efficace del 118 dovrebbe partire da alcuni interventi prioritari: una mappatura reale dei tempi di percorrenza comune per comune, il potenziamento delle postazioni territoriali, l’incremento dei mezzi di soccorso avanzato, un piano straordinario di reclutamento e stabilizzazione di medici, infermieri e autisti-soccorritori e una piena integrazione tra rete territoriale e rete ospedaliera. In questo quadro l’emodinamica del San Timoteo viene indicata come un elemento strategico e non sostituibile per garantire la gestione delle emergenze cardiologiche nel basso Molise e lungo la fascia costiera. Il messaggio finale lanciato dal Comitato è chiaro: il Molise non può continuare a essere valutato esclusivamente attraverso parametri numerici e standard uniformi. La conformazione del territorio, le difficoltà infrastrutturali, la frammentazione dei centri abitati e le criticità della viabilità devono entrare a far parte delle scelte di programmazione sanitaria. Per questo il Comitato San Timoteo chiede l’apertura di un confronto pubblico sulla riforma del 118 e sollecita il Governo a dare finalmente una risposta sul Decreto Molise. «Prevenire è meglio che curare – conclude Felice –. Significa evitare che anche questa riforma si trasformi in un nuovo elemento di penalizzazione per una regione che già da anni paga il prezzo di scelte calate dall’alto e poco aderenti alla realtà del territorio».

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