Le fasce tricolori arrivate da ogni parte d’Italia, il mare del porto turistico sullo sfondo, il caldo intenso di una mattina di luglio e una parola tornata continuamente negli interventi, nei racconti e nelle esperienze degli amministratori: bambini. Sabato 11 luglio Termoli è stata la capitale italiana delle spiagge a misura di famiglia, ospitando al Marina di San Pietro la cerimonia nazionale di consegna delle Bandiere Verdi 2026 dei pediatri. Due ore e mezza di interventi, premiazioni, ricordi e testimonianze, con sindaci e delegazioni dal Nord al Sud della Penisola chiamati a ritirare un vessillo che, nelle intenzioni del suo ideatore Italo Farnetani, non deve essere confuso con un semplice marchio turistico. Il senso della giornata era racchiuso già nelle parole scelte in apertura: «I bambini non chiedono di nascere. Sono i genitori a chiamarli alla vita. Per questo ai bambini è dovuta la più alta tutela». Il superiore interesse del minore, principio sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, è diventato il filo conduttore di una mattinata che ha concluso la settimana di “Termoli in Verde”, costruita dall’amministrazione comunale e dall’assessorato all’Ambiente attorno al mondo dell’infanzia, dalla gravidanza all’adolescenza. A fare gli onori di casa il sindaco Nico Balice, che ha accolto le forze dell’ordine, le autorità, la sindaca di Campobasso Marialuisa Forte, il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale Vincenzo Niro e i tanti amministratori arrivati con la fascia tricolore. «Celebrare le nostre spiagge a servizio dei bambini vuol dire tanto: significa ricevere famiglie, essere attenti ai bisogni dei giovani, che oggi chiedono sostenibilità, innovazione e rispetto per l’ambiente», ha sottolineato Balice, indicando nella cura del territorio, nel decoro e nella qualità dei servizi una responsabilità comune alle città insignite. È qui che la Bandiera Verde prova a distinguersi dalla logica della targa da esporre o del vessillo da issare all’inizio della stagione balneare. Dal 2008, anno della prima edizione, 3.238 pediatri italiani e stranieri hanno partecipato alla selezione, alla verifica e alla riconferma delle località adatte ai bambini. Nessuna sponsorizzazione, ha ricordato Farnetani, e un lavoro svolto in regime di volontariato per mantenere il progetto «libero e svincolato da qualunque interesse economico». Alla base delle valutazioni ci sono i dati delle Arpa regionali, le ordinanze dei sindaci nella loro funzione di autorità sanitaria locale, le informazioni delle Capitanerie di porto e delle forze dell’ordine. «Noi siamo uomini di scienza e ci basiamo sui dati scientifici», ha scandito Farnetani. In diciannove anni, però, non sono cambiate soltanto le località premiate. È mutata la stessa idea della vacanza dei bambini. Il vecchio principio del piccolo da tenere semplicemente a riposo è stato sostituito dalla convinzione che il mare debba offrire stimoli, gioco, movimento, socialità e occasioni di crescita. Parallelamente, secondo il pediatra, sono cambiati balneatori, operatori turistici, albergatori e amministrazioni: ogni nuovo riconoscimento ha favorito un aumento dei servizi dedicati ai più piccoli. Nel 2026 sono state 164 le località premiate: 153 Comuni italiani, cinque amministrazioni dell’Unione Europea e sei realtà africane. Termoli ha conquistato la Bandiera Verde per il quindicesimo anno consecutivo e ha avuto l’onore di ospitare la cerimonia nazionale. Proprio dal Marina di San Pietro Farnetani ha lanciato una nuova agenda per le spiagge dei bambini, dettata da un’emergenza ormai evidente: il cambiamento climatico. Tre le indicazioni consegnate a sindaci e operatori. La prima riguarda l’ombra: aree gioco e strutture ludiche devono essere protette dal sole e le amministrazioni potrebbero studiare incentivi per favorire gli interventi di ombreggiamento. La seconda proposta è quella dei dispenser gratuiti di creme solari negli stabilimenti balneari, accompagnati da una corretta informazione sull’applicazione, perché le scottature subite nei primi anni di vita possono produrre danni nel tempo. Terzo tema, le porzioni dei bambini nei ristoranti: quantità calibrate sull’età, mezze porzioni o due terzi di porzione, evitando di servire a un bambino di quattro anni lo stesso piatto destinato a un adulto e contrastando anche lo spreco alimentare. È stato però il rapporto tra turismo familiare e sanità a dare alla cerimonia termolese un significato particolarmente forte. L’assessore Silvana Ciciola, regista della settimana di “Termoli in Verde”, ha raccontato il lavoro svolto nei sei giorni precedenti con bambini e adolescenti. Disegni, fotografie, sport, laboratori e incontri. Una bambina di sette anni e mezzo, mentre disegnava stelle marine, aveva associato la spiaggia di Termoli al gioco, alla spensieratezza e alla sicurezza. Parole semplici, capaci di restituire agli adulti il significato più immediato del riconoscimento. Poi il racconto di una famiglia arrivata a Termoli con una donna nell’ultimo mese di gravidanza, una bambina di tre anni e un piccolo che sarebbe nato proprio nella città adriatica. Quella famiglia aveva scelto Termoli per il mare, i fondali bassi e gli spazi destinati ai bambini, ma anche perché sapeva di poter contare sulla presenza di Ostetricia, Ginecologia e Pediatria. «Fa piacere che abbiano scelto Termoli anche per queste strutture, che sono essenziali», ha evidenziato Ciciola. Farnetani ha raccolto il passaggio trasformandolo in un messaggio rivolto ai sindaci: con il riscaldamento climatico, sempre più donne nelle ultime settimane di gravidanza preferiscono trascorrere un periodo al mare anziché restare negli appartamenti roventi delle città, ma scelgono luoghi dove esistono una Pediatria, una Neonatologia e una rete ostetrica efficiente. «Il bambino non è un piccolo uomo, ha bisogno del suo specialista». Ed è stato inevitabile, a Termoli, parlare del San Timoteo. La presidente regionale della Società italiana di Pediatria ha descritto il presidio come un ospedale di base con «una funzione strategica», essendo l’unico ospedale presente sulla costa molisana. L’unità operativa di Pediatria e il Punto nascita di primo livello garantiscono assistenza pediatrica e neonatale anche ai tanti bambini che raggiungono il litorale durante la stagione turistica. I piccoli che arrivano al Pronto soccorso per urgenze minori, dopo il triage, vengono inviati direttamente all’ambulatorio pediatrico senza sostare nei locali del Pronto soccorso generale. Qui sono accolti dal personale infermieristico, rivalutati e presi in carico dal pediatra di turno, con la possibilità di effettuare diagnostica strumentale e di laboratorio, terapie e osservazione breve. Un’organizzazione che permette, soprattutto nel caso del «bambino turista», di gestire numerose situazioni senza ricorrere al ricovero e limitando il disagio per l’intera famiglia. Quando il quadro clinico lo richiede sono disponibili posti letto; nei casi di maggiore complessità il bambino viene stabilizzato e trasferito nei centri specialistici di riferimento. Lo stesso vale per i neonati: assistenza dalla sala parto, rianimazione primaria neonatale e, nei casi di prematurità importante o di necessità di cure intensive, attivazione del trasporto di emergenza verso la Terapia intensiva neonatale di Campobasso. «Per una costa che vuole essere davvero a misura di bambino, l’assistenza pediatrica e neonatale non è un servizio accessorio, ma una componente fondamentale della sicurezza, della qualità e dell’accoglienza del territorio». Parole pronunciate davanti ai sindaci delle località turistiche italiane e che, inevitabilmente, hanno assunto un peso ulteriore nel dibattito sulla sanità molisana. Il legame tra il Molise e la pediatria è stato rafforzato dal ricordo di Francesco Fede, nato a Petrella Tifernina nel 1832 e tra i grandi protagonisti della nascita della pediatria italiana. Al Comune di Petrella è stata consegnata una targa commemorativa e Farnetani ha ripercorso una storia che meriterebbe di essere conosciuta molto di più nella stessa regione: gli studi iniziali nel seminario di Larino, la laurea in Medicina a Napoli nel 1857, l’adesione al Risorgimento, l’arruolamento nell’esercito di Garibaldi con il grado di tenente e l’impegno durante l’epidemia di colera e nelle grandi emergenze. Poi la medicina e la politica. Professore universitario, Fede contribuì a fare di Napoli uno dei centri propulsori della pediatria italiana. Eletto deputato nel collegio di Campobasso nel 1890, si occupò di pubblica istruzione e lavori pubblici, battendosi per la nascita delle cattedre di Pediatria e per gli ospedali pediatrici. Allora, ha ricordato Farnetani, non era una disputa accademica: «Se c’era il pediatra e il bambino poteva avere un ospedale, si salvava la vita. Altrimenti moriva». Nel 1898 Fede fondò la Società italiana di Pediatria e nel 1903 la rivista “La Pediatria”. Nel centenario della Società, nel 1998, il Senato accademico dell’Università Federico II di Napoli decise all’unanimità di intitolargli il Dipartimento di Pediatria. Il suo nome è rimasto inoltre legato alla malattia di Riga-Fede, conosciuta anche nella letteratura medica internazionale. Un filo storico che sabato mattina, da Petrella Tifernina al San Timoteo, ha attraversato oltre un secolo di assistenza ai bambini. Prima della lunga consegna dei vessilli, il maestro Roberto Di Carlo ha dedicato un brano «a tutti i bambini del mondo». Poi è stata mostrata la cartolina realizzata partendo dalle frasi scritte dai ragazzi della Polisportiva San Pietro e Paolo sulla Bandiera Verde durante una giornata formativa con Farnetani e il consigliere Marco Verini. La cartolina sarà inviata alle scuole italiane e ai Comuni premiati. «L’infanzia e l’adolescenza sono una foresta che cresce», ha ricordato Farnetani: si sente il rumore dell’albero che cade, molto meno quello della foresta che continua silenziosamente a crescere. Quindi le fasce tricolori e il lungo viaggio attraverso l’Italia delle Bandiere Verdi. Il riconoscimento, è stato ribadito, viene consegnato alla città e non all’amministrazione politica del momento. Per ottenerlo servono almeno 35 pediatri proponenti e le successive verifiche. Il primo momento particolarmente sentito per il basso Molise è stato quello di Campomarino, nuovo ingresso del 2026. Farnetani ne ha evidenziato la presenza del verde e della pineta, patrimonio ancora più importante nell’epoca delle temperature estreme. Dal palco è stato ricordato il lavoro compiuto per la candidatura e il sostegno di 37 pediatri. Poi la cerimonia è diventata un viaggio nella storia stessa del riconoscimento. Sono state richiamate le località della prima edizione del 2008, quando le Bandiere erano appena dieci, e le città che negli anni hanno ospitato la manifestazione nazionale. San Benedetto del Tronto ha raccontato la continuità di un progetto sopravvissuto al cambio di cinque amministrazioni comunali; Alba Adriatica ha riportato alla memoria le difficilissime cerimonie del 2020 e 2021, negli anni della pandemia; Montesilvano ha ricordato la nascita della dimensione internazionale del progetto; Fasano le “Notti Verdi” e il lavoro per avvicinare i bambini al pesce azzurro e ai prodotti del territorio; San Salvo, sede della cerimonia del 2025, ha raccontato una settimana «emozionante e ricca di lavoro», diventata patrimonio stabile della programmazione estiva. Sul palco termolese si sono alternate delegazioni di Gaeta, Formia, Locri, Siderno, Senigallia, Pisticci, Pozzallo, Ispica, Squillace, Margherita di Savoia e di tante altre realtà. Ognuna ha portato un tassello differente: piste ciclabili e mobilità sostenibile, lungomari riqualificati, accessibilità, attenzione alle fragilità sensoriali, corsi sulle manovre di disostruzione pediatrica, lotta al fumo sulle spiagge, alimentazione e valorizzazione dei prodotti locali. La Calabria, per quattordici dei diciannove anni di vita del riconoscimento regione con il maggior numero di Bandiere Verdi, è stata indicata da Farnetani come esempio di cooperazione tra località vicine: servizi che non si fanno concorrenza ma si sommano e si integrano. Dalla Sicilia è arrivata anche la disponibilità a ospitare una futura edizione della cerimonia nazionale.

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