Gianni Di Vita varcherà i cancelli di via Tiberio per essere nuovamente ascoltato dagli agenti della Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, nella giornata di oggi. Dopo alcuni giorni di pausa riprendono in Questura le audizioni di familiari, parenti e amici di Sara e Antonella, morte al Cardarelli tra il 27 e il 28 dicembre scorsi a causa di un avvelenamento da ricina. In settimana sarà ascoltata negli uffici della Mobile anche la cugina Laura Di Vita.
A giorni è attesa inoltre la relazione del medico legale, Benedetta Pia De Luca, sulle autopsie e sugli accertamenti effettuati sui corpi delle due donne. L’esame autoptico è stato eseguito lo scorso 31 dicembre all’obitorio dell’ospedale del capoluogo. La Procura ha inizialmente fissato in 90 giorni il termine per consegnare il responso delle due autopsie. Ma con l’entrata in gioco della ricina, scoperta dal Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, inizialmente il medico legale ha chiesto una proroga di 30 giorni e, a fine aprile, un secondo slittamento di ulteriori 30 giorni.
Proroghe che hanno consentito la prosecuzione delle attività peritali, con la visione dei vetrini nell’ambito dell’esame istologico, avvenuto al Policlinico di Bari, lo scorso 29 aprile.
In settima sulle scrivanie della procuratrice di Larino Elvira Antonelli e della Squadra Mobile di Campobasso potrebbe finalmente arrivare la relazione della dottoressa De Luca. Un passaggio cruciale, perché chiarirà nel dettaglio la causa dei due decessi e potrà fornire elementi utili agli inquirenti per il prosieguo delle indagini.
Previsto inoltre, ma ancora non si conoscono i tempi, un nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella, questa volta rivolto alla ricerca di tracce del veleno. L’ultima ispezione in casa di Vita, ancora sotto sequestro, lo scorso 4 maggio, quando sono stati prelevati i dispositivi elettronici di Sara e Antonella, sui quali gli accertamenti tecnici sono iniziati lo scorso venerdì in Questura. Alle operazioni hanno preso parte gli esperti dello Sco, i legali delle parti offese Vittorino Facciolla e Paolo Lanese, accompagnati dal consulente tecnico Giovanni Alfonso.
Nel corso del sopralluogo di inizio maggio sono stati acquisiti nove dispositivi, tra cui cinque telefoni cellulari – tre senza sim – un tablet, un computer e due router wifi.
Una fase delicata dell’inchiesta, che si dirama dunque in due filoni per cercare di stringere ulteriormente il cerchio sul duplice omicidio aggravato. Da un lato il nuovo giro di audizioni, dall’altro i riscontri e le memorie digitali. Su questo fronte, le operazioni di estrazione e duplicazione dei dati contenuti nei dispositivi elettronici richiederà giorni. Ci vorranno forse settimane per conoscere il responso degli accertamenti, ma il loro esito potrebbe rivelarsi fondamentale per le indagini.
Cronologie di navigazione in rete, messaggi, ricerche online, geolocalizzazioni, accessi alla rete dell’abitazione, conversazioni e annotazioni. Gli inquirenti sono alla ricerca di elementi concreti che possano fornire una cronologia il più precisa possibile delle ultime settimane e degli ultimi giorni di madre e figlia. Elementi preziosi potrebbero arrivare dai due router, con la possibilità di risalire a possibili accessi esterni alla rete domestica nei giorni di festa e precedenti alle due morti.
Sul fronte della analisi digitali, potrebbero essere a disposizione degli inquirenti i primi dati estrapolati dal cellulare sequestrato il 13 aprile ad Alice Di Vita, figlia maggiore di Gianni e Antonella. L’iphone della 19enne è stato analizzato il 28 aprile scorso. Il dispositivo è stato sequestrato il 13 aprile e consegnato materialmente il 18. Dati che, se già davvero nelle mani di Procura e inquirenti, potrebbero essere rilevanti per analizzare da un lato quanto è stato già dichiarato da parenti e amici delle vittime e, dall’altro, indirizzare i nuovi interrogatori.
Infine, secondo fonti investigative, la cena del 23 dicembre – quando in casa erano presenti Gianni Di Vita, la moglie Antonella e la figlia Sara – ritenuta inizialmente centrale nella somministrazione della ricina, potrebbe non essere più l’unica pista temporale. Il veleno potrebbe essere stato infatti stato assunto anche successivamente, durante il pranzo o la cena della vigilia di Natale.
Quella che si apre questa mattina rappresenta dunque una settimana cruciale per far luce su un’inchiesta di duplice omicidio aggravato che, ad oggi, prosegue ancora contro ignoti.






















