Entrano ufficialmente nel pool dei consulenti della Procura i professori Carlo Locatelli e Daniele Merli nell’ambito dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella, che ruota attorno alla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso per un presunto avvelenamento da ricina.
Gli incarichi sono stati conferiti ieri pomeriggio negli uffici della Questura di via Tiberio. Locatelli, direttore del Centro antiveleni Maugeri, e Merli, docente del Dipartimento di Chimica dell’Università di Pavia, affiancheranno il medico legale Benedetta Pia De Luca e il gastroenterologo Francesco Giovanni Battista Laterza negli approfondimenti tecnici già avviati nei mesi scorsi.
L’autopsia sulle due donne era stata eseguita il 31 dicembre 2025 all’obitorio del capoluogo molisano, mentre ulteriori accertamenti irripetibili sono stati svolti il 28 gennaio e il 29 aprile 2026 al Policlinico di Bari.
I nuovi incarichi serviranno ad approfondire diversi aspetti legati alla presenza della ricina nei campioni biologici analizzati: dalla tossicità della sostanza alle metodiche di rilevamento, fino alla possibilità che l’avvelenamento potesse essere riconosciuto dai sanitari che ebbero in cura le due vittime.
Già nei mesi scorsi la dottoressa De Luca si era rivolta al laboratorio di tossicologia forense diretto da Locatelli. Nella relazione tossicologica depositata il 23 aprile, il direttore dell’Irccs di Pavia aveva confermato la presenza di ricina nei campioni esaminati, parlando di una concentrazione superiore di circa 250 volte rispetto alla dose considerata letale.
Proprio per la complessità delle valutazioni richieste dalla Procura, il medico legale ha chiesto di estendere l’incarico peritale a un collegio composto da più specialisti. La relazione finale, già rinviata più volte, dovrà essere depositata entro il 30 giugno.
Alla procedura, svoltasi in forma sostanzialmente tecnica e durata poco più di un’ora, hanno partecipato da remoto anche la procuratrice Elvira Antonelli, titolare dell’inchiesta, e i due nuovi consulenti. Presenti inoltre gli avvocati delle parti coinvolte.
L’indagine prosegue su due distinti filoni: uno per omicidio colposo nei confronti di tre medici del Cardarelli e di due guardie mediche; l’altro per duplice omicidio premeditato aggravato contro ignoti.
«Con il conferimento degli incarichi a Locatelli e Merli si passa da un unico perito a un collegio peritale – ha spiegato l’avvocato Domenico Fiorda – perché la dottoressa De Luca ha ritenuto necessario il supporto di ulteriori professionalità per rispondere ai quesiti posti dalla Procura».
Secondo il legale, tra gli aspetti ancora da chiarire ci sarebbe soprattutto la possibilità concreta per i medici di riconoscere tempestivamente l’avvelenamento da ricina: «A nostro avviso non potevano fare nulla di diverso».
Di poche parole davanti ai microfoni l’avvocato Vittorino Facciolla, che si è limitato a confermare la nomina dei consulenti della parte offesa. Più articolato, invece, il ragionamento espresso successivamente lontano dalle telecamere.
«Siamo andati a rinominare i nostri consulenti, era un pro forma – ha spiegato –. Credo che gli investigatori non siano convinti dell’assenza di responsabilità dei medici. È chiaro che Locatelli dovrà stabilire se la presenza di ricina fosse tale da rendere impossibile qualsiasi salvataggio».
Il legale ha sottolineato come, a suo avviso, restino aperti diversi interrogativi sulla gestione clinica delle due donne: «Non è automatico che chi assume un veleno sia destinato a morire. Sara era in codice rosso e dalle 14 alle 17 non avrebbe ricevuto assistenza. Poi è stata dimessa con una proteina C reattiva a 48 e una leucopenia severissima. Succede normalmente in questi casi? Qualcuno dice di no».
Facciolla distingue però il piano delle eventuali responsabilità mediche da quello delle possibilità concrete di sopravvivenza: «Poteva essere salvata? Probabilmente no, ma questo va accertato con certezza scientifica. Finora non è stato ancora spiegato in modo definitivo. Credo che la situazione sia molto più complessa di quanto immaginiamo». L’avvocato ha inoltre evidenziato come l’inchiesta stia attraversando una fase ancora molto delicata.
Non esclusa, secondo il legale, neppure l’ipotesi che la sostanza tossica possa essere stata introdotta in alimenti consumati anche giorni prima: «Se la ricina fosse stata inserita in una bottiglietta o in un brick di latte, potrebbe essere stata assunta tempo prima. È una vicenda estremamente complicata».
Facciolla ha poi rivolto un pensiero anche a Gianni, con il quale è legato anche da una profonda amicizia: «È molto provato dalla scomparsa della moglie e della figlia. Se non lo ritenessi stabile e forte sarei molto preoccupato».
Infine, una critica al clima mediatico che circonda il caso: «Ogni volta c’è questo stillicidio. Poi ci si chiede perché non parli. Con questo livello di aggressività ogni parola verrebbe vivisezionata».
Più cauto l’avvocato Paolo Lanese, legale di Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, che ha confermato il ruolo dei due esperti e l’attesa per una relazione congiunta: «Ora anche Locatelli e Merli potranno esprimersi sulle cause della morte e sull’incidenza della ricina. Al momento non abbiamo ancora un quadro completo della vicenda».
Assenti, invece, gli avvocati di uno degli altri medici indagati, Terminiello e De Rio che hanno comunque confermato i propri consulenti tecnici.
Resta inoltre ancora da depositare la copia forense del cellulare di Alice. Secondo quanto emerso, l’estrazione dei dati dal dispositivo avrebbe richiesto quattro giorni di lavoro e saranno necessari ulteriori approfondimenti per individuare eventuali elementi utili alle indagini.
La nuova perizia collegiale dovrà ora chiarire in modo definitivo se la ricina sia stata effettivamente la causa della morte delle due donne. Un punto centrale dell’inchiesta, che potrebbe segnare una svolta decisiva nel caso.
sl

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