Porte chiuse al “pubblico”, ma non certo alle indagini. Anche nella giornata di ieri, Festa della Repubblica, gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso diretti da Marco Graziano hanno lavorato senza sosta al complicatissimo giallo di Pietracatella, affiancati dagli specialisti dello Sco e della Scientifica. Una giornata apparentemente silenziosa, ma che – secondo quanto riferiscono fonti della Polizia – sarebbe servita a mettere a punto le prossime audizioni e soprattutto alcune attività tecniche considerate particolarmente delicate.
Tra tutte, una più delle altre viene indicata come potenzialmente decisiva: il nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento, a Pietracatella, il luogo dove – secondo l’ipotesi investigativa oggi più accreditata – Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita avrebbero assunto la ricina che ne ha provocato il decesso tra il 27 e il 28 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso.
L’accertamento potrebbe essere eseguito nei prossimi giorni e, almeno da quanto trapela, viene considerato uno dei passaggi più attesi dell’intera inchiesta. Gli specialisti della Scientifica entreranno nell’abitazione per cercare eventuali tracce residue della sostanza tossica o qualsiasi altro elemento utile alla ricostruzione del duplice omicidio.
Nessuna conferma ufficiale arriva dalla Questura, ma secondo indiscrezioni investigative gli specialisti saprebbero bene cosa cercare e soprattutto dove concentrare l’attenzione. Un dettaglio che lascia intendere come, dietro il massimo riserbo che continua a circondare il caso, il lavoro della Procura di Larino e della Squadra Mobile stia proseguendo secondo direttrici precise.
Resta poi attesa, probabilmente già nelle prossime ore, una nuova convocazione per Laura Di Vita, cugina di Gianni. Per lei si tratterebbe della quarta audizione, forse addirittura della quinta dall’inizio dell’inchiesta.
Laura abita proprio di fronte all’abitazione sotto sequestro, a pochissimi metri dalla casa della famiglia Di Vita-Di Ielsi. Una posizione che, inevitabilmente, rende il suo racconto particolarmente importante agli occhi degli investigatori.
Ma c’è un altro elemento che contribuisce a spiegare l’attenzione degli inquirenti nei suoi confronti. Quando, subito dopo i decessi, Gianni Di Vita e la figlia Alice furono costretti a lasciare la loro abitazione perché posta sotto sequestro dall’autorità giudiziaria, trovarono ospitalità proprio nella casa della cugina.
Un rapporto familiare fortissimo, quasi filiale, raccontano in paese. Del resto Laura vive da sempre a pochi passi dalla famiglia, ha visto crescere Sara e Alice e, inevitabilmente, conosce dinamiche, abitudini e relazioni di un nucleo familiare oggi finito al centro di una delle vicende più inquietanti degli ultimi anni in Molise.
A Pietracatella viene descritta come una donna determinata, concreta, autorevole. Single, appassionata di musica e arte, molto attiva nella vita sociale e culturale del borgo. Negli anni si è distinta anche per l’impegno nell’ambito del Premio nazionale De André, nato proprio nel periodo in cui Gianni Di Vita guidava il Comune.
Una figura che, nel piccolo centro matesino, difficilmente passa inosservata.
«Laura purtroppo è assediata dai media», ha dichiarato lunedì scorso il sindaco Antonio Tomassone, appena terminata la sua audizione in Questura. Un’audizione che ha fatto molto discutere perché – per stessa ammissione del primo cittadino – gli investigatori hanno chiesto conto anche degli anni in cui lui era assessore e Gianni Di Vita sindaco. Un passaggio che lascia intendere come la Mobile stia cercando di comprendere se nel passato amministrativo dell’ex primo cittadino possano annidarsi relazioni, attriti o elementi utili alla ricostruzione del movente.
Sul caso pesa anche il clima sempre più complicato che si respira in paese. Negli ultimi giorni ha fatto discutere l’invito del parroco a non conferire con la stampa, mentre cresce una certa insofferenza verso telecamere e taccuini.
Eppure il lavoro dei media resta parte inevitabile di una vicenda che ha superato da tempo i confini di Pietracatella e del Molise. A ridosso del Natale sono morte una madre e una figlia di appena 15 anni. Secondo i periti incaricati dalla Procura non si è trattato di un tragico caso o di una fatalità: Antonella e Sara sarebbero state deliberatamente avvelenate con una sostanza potentissima come la ricina.
Fare domande, cercare risposte, provare a comprendere cosa sia realmente accaduto non è un’invasione di campo. È il compito della cronaca. Così come, per chi sa qualcosa, raccontarlo agli investigatori – e quando possibile anche all’opinione pubblica – può rappresentare un contributo decisivo per arrivare a quella verità che Pietracatella, e ormai un Paese intero, continua ad attendere.
LuCo

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