Le parole pronunciate nelle scorse settimane dal Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo sul rischio di infiltrazioni criminali in Molise trovano subito un ulteriore elemento di riflessione nei quattro provvedimenti interdittivi antimafia emessi dalla Prefettura di Campobasso. Un segnale che conferma come il fenomeno sia osservato con la massima attenzione dalle istituzioni e come il territorio molisano non possa più essere considerato immune dalle strategie di espansione della criminalità organizzata. A firmare le interdittive è stata la prefetta Michela Lattarulo, al termine di un’attività istruttoria sviluppata dal Gruppo Interforze Antimafia con il supporto delle Forze dell’Ordine e della Direzione Investigativa Antimafia. I provvedimenti riguardano il Basso Molise e, in particolare, le aree di Termoli e Campomarino, dove sarebbero emersi elementi indicativi di una presenza criminale capace di insinuarsi nel tessuto economico locale attraverso modalità poco appariscenti ma estremamente efficaci. Secondo quanto accertato, sodalizi criminali di matrice pugliese avrebbero operato un’attività di infiltrazione silente finalizzata al riciclaggio di capitali illeciti in attività economiche apparentemente regolari. Nel mirino dell’istruttoria sono finiti settori considerati strategici per il reimpiego del denaro sporco: bar e ristorazione, sale giochi e il commercio di autovetture nuove e usate, compresa la vendita online. Si tratta di un quadro che richiama direttamente l’allarme lanciato da Melillo durante la sua recente visita in Molise. In quella occasione il Procuratore nazionale antimafia aveva evidenziato come la regione non rappresenti più una periferia estranea agli interessi delle organizzazioni criminali, ma un territorio che, proprio per le sue dimensioni e per alcuni settori economici particolarmente esposti, può diventare terreno favorevole per investimenti, riciclaggio e penetrazione nell’economia legale. Le interdittive non costituiscono sentenze penali, ma strumenti di prevenzione amministrativa che consentono allo Stato di intervenire quando emergono elementi sintomatici di possibili collegamenti con ambienti criminali. L’obiettivo è impedire che imprese o soggetti ritenuti permeabili agli interessi mafiosi possano instaurare rapporti con la pubblica amministrazione, partecipare ad appalti o beneficiare di autorizzazioni e concessioni pubbliche. La Prefettura di Campobasso ha inoltre deciso di rafforzare ulteriormente il sistema di prevenzione. La prefetta Lattarulo ha infatti invitato tutti i sindaci della provincia ad aderire a uno specifico protocollo di legalità promosso dal Ministero dell’Interno, che consentirà di ampliare il ricorso alla Banca Dati Nazionale Antimafia e di estendere i controlli preventivi a un numero maggiore di attività e procedimenti amministrativi. La scelta arriva in un momento particolarmente delicato. Negli ultimi anni il Basso Molise è stato più volte indicato dagli organismi investigativi come area di interesse per gruppi criminali provenienti soprattutto dalla vicina Puglia. Le interdittive firmate dalla Prefettura rappresentano quindi non soltanto un atto amministrativo, ma anche un messaggio chiaro: il livello di attenzione resta altissimo e lo Stato intende presidiare il territorio prima che i fenomeni infiltrativi possano consolidarsi. Un segnale forte che si inserisce in una strategia di prevenzione sempre più incisiva e che conferma come le preoccupazioni espresse dalla Direzione Nazionale Antimafia non fossero affatto teoriche. Dietro la facciata di attività economiche apparentemente normali, il rischio di contaminazione dell’economia legale da parte della criminalità organizzata continua a rappresentare una sfida concreta anche per il Molise.





























