L’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella si appresta a vivere una delle fasi investigative più delicate dall’avvio delle indagini. Giovedì 30 luglio gli uomini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica di Campobasso, gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino e personale della polizia criminale tedesca torneranno nell’abitazione di via Risorgimento per una serie di sopralluoghi destinati a protrarsi anche per più giorni. L’obiettivo è individuare eventuali tracce residue di ricina su superfici, arredi, indumenti e suppellettili, confrontando quanto emergerà direttamente nell’immobile con i risultati delle analisi di laboratorio già in corso in Germania.
Nel verbale di conferimento dell’incarico ai consulenti tedeschi la Procura di Larino aveva indicato come periodo previsto per gli accessi «i primi giorni del mese di agosto 2026». Da quanto si apprende, gli esperti dovrebbero arrivare a Campobasso con qualche giorno di anticipo. Sono attesi tra martedì 28 e mercoledì 29 luglio per predisporre le attività operative. La serie di sopralluoghi in programma rappresenta uno dei passaggi centrali dell’inchiesta, destinato a raccordare il lavoro scientifico del Robert Koch Institut con quello investigativo svolto in questi sette mesi dalla Squadra Mobile.
Parallelamente prosegue la rilettura della consulenza medico-legale depositata nelle scorse settimane. Un elaborato di oltre 800 pagine, corredato da numerosi allegati tecnico-scientifici, che ricostruisce nel dettaglio l’evoluzione clinica di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, individua nella ricina la causa del decesso di entrambe e affronta anche il procedimento parallelo aperto per omicidio colposo nei confronti di cinque sanitari. Le conclusioni dei consulenti indicano che le due donne morirono per insufficienza multiorgano conseguente a un’intossicazione acuta da tossine del ricino, documentata dalle analisi tossicologiche eseguite sui campioni biologici.
La relazione affronta anche il tema delle responsabilità sanitarie, distinguendo nettamente due aspetti. Da un lato afferma che, al primo accesso in Pronto soccorso, non era esigibile una diagnosi specifica di avvelenamento da ricina, considerata l’eccezionalità della patologia e l’assoluta aspecificità del quadro clinico iniziale. Dall’altro evidenzia che alcuni elementi clinici e laboratoristici avrebbero dovuto indurre a una gestione più prudente delle pazienti, con una prosecuzione dell’osservazione, rivalutazioni seriali e un monitoraggio più stretto dell’evoluzione clinica.
Secondo i consulenti, infatti, una gestione in Osservazione breve intensiva o un ricovero avrebbero verosimilmente consentito un riconoscimento più precoce del peggioramento, una più tempestiva terapia intensiva per correggere ipovolemia e squilibri metabolici e una più rapida attivazione della rianimazione. Tuttavia, la stessa consulenza aggiunge che, alla luce dell’elevatissima quantità di tossine del ricino rilevate negli esami, dell’assenza di un antidoto specifico e della rapidissima evoluzione dell’intossicazione, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe evitato il decesso di Antonella Di Ielsi. Considerazioni analoghe vengono sviluppate anche per la posizione di Sara Di Vita.
Tra gli atti richiamati nella relazione figura anche il verbale di sommarie informazioni della direttrice del Pronto soccorso del Cardarelli. La dirigente sanitaria ricostruisce il quadro iniziale delle condizioni di salute di Antonella Di Ielsi caratterizzato da vomito ripetuto, astenia e dolore addominale, con una paziente vigile, orientata e classificata con codice azzurro. Riferisce inoltre che la terapia reidratante fu avviata immediatamente, ancora prima dell’esito degli esami ematochimici, e che durante la permanenza in Pronto soccorso le condizioni cliniche apparvero sostanzialmente stabili. La stessa dirigente ricorda di avere suggerito il prolungamento dell’osservazione per consentire la prosecuzione della terapia infusionale.
È proprio dal confronto tra queste dichiarazioni, la documentazione sanitaria e le conclusioni dei consulenti che emerge il quadro delineato dalla Procura: da un lato vengono evidenziate alcune criticità nella gestione clinica, dall’altro si esclude, allo stato degli atti, che tali condotte possano essere considerate con certezza causa dell’evento mortale, tenuto conto della gravità dell’avvelenamento e della mancanza di una terapia specifica contro la ricina. Una valutazione destinata inevitabilmente a incidere anche sul procedimento per omicidio colposo, distinto da quello principale per duplice omicidio aggravato dall’uso del veleno, nel quale al momento non risultano persone indagate.
Mentre i consulenti continuano a esaminare gli ultimi aspetti tecnico-scientifici e gli investigatori proseguono le audizioni e le verifiche incrociate sui verbali raccolti in questi mesi, l’attenzione si concentra ora sui nuovi sopralluoghi nell’abitazione di Pietracatella. Sarà da quell’attività, insieme agli esiti definitivi del Robert Koch Institut, che la Procura conta di acquisire gli ultimi riscontri necessari per completare il quadro probatorio dell’inchiesta.
Lu_Co

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