«Dobbiamo avere fiducia. È stato già svolto un grandissimo lavoro investigativo e sono convinto che tutto verrà disvelato al più presto». È un attestato di stima nei confronti della Squadra Mobile di Campobasso e della magistratura molisana quello espresso ieri dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenuto a margine della cerimonia di giuramento del 233° corso degli allievi agenti della Polizia di Stato, ospitata nella Scuola “Giulio Rivera” del capoluogo.
Rispondendo alle domande dei giornalisti sul duplice omicidio di Pietracatella – il caso della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo essere state avvelenate con la ricina – il titolare del Viminale ha voluto sottolineare il livello professionale di chi sta conducendo le indagini.
«So che Campobasso, pur essendo questo un piccolo centro rispetto alle grandi aree metropolitane, ha una Squadra Mobile professionalmente molto attrezzata e in questa regione c’è una magistratura molto competente. Conosco personalmente i magistrati del territorio e credo che abbiano già fatto un grandissimo lavoro per individuare elementi investigativi che non era affatto semplice individuare. Dobbiamo avere solo fiducia che tutto verrà disvelato al più presto», ha dichiarato Piantedosi.
Parole che rappresentano un riconoscimento importante, soprattutto nei confronti della Squadra Mobile della Questura di Campobasso, guidata da Marco Graziano, che fin dalle prime ore successive al decesso delle due donne ha coordinato un’indagine complessa, caratterizzata da centinaia di audizioni, accertamenti tecnico-scientifici e una costante attività investigativa sviluppata in stretta sinergia con la Procura della Repubblica di Larino.
Un lavoro silenzioso e meticoloso che, nel corso dei mesi, ha consentito agli investigatori di ricostruire ogni fase della vicenda, fino ad arrivare all’ipotesi del duplice omicidio volontario aggravato dall’impiego di un mezzo venefico. Un’inchiesta tutt’altro che semplice, anche perché la ricina è una tossina rarissima nei casi di cronaca giudiziaria italiana e ha richiesto competenze altamente specialistiche.
Proprio per questo la Procura di Larino, diretta da Elvira Antonelli, ha deciso di avvalersi della collaborazione del Robert Koch Institut di Berlino, uno dei più autorevoli centri europei nel campo della tossicologia e della biosicurezza. Gli esperti tedeschi sono stati chiamati a supportare gli accertamenti scientifici e, nei giorni scorsi, hanno partecipato al lungo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella, insieme agli investigatori della Squadra Mobile, alla Polizia Scientifica e ai consulenti nominati dalle parti.
Quello eseguito il 30 luglio è stato uno dei passaggi investigativi più delicati dell’intera inchiesta. Per oltre quattordici ore gli specialisti hanno effettuato campionamenti ambientali, repertamenti e verifiche tecniche nei locali dell’abitazione dove gli investigatori ritengono possa essersi verificata la contaminazione da ricina. I campioni raccolti sono stati trasferiti in Germania, dove in questi giorni sono sottoposti ad analisi di laboratorio destinate a fornire ulteriori riscontri investigativi.
A oltre sette mesi dalla tragedia, non risultano ancora persone formalmente indagate per il duplice omicidio, ma gli inquirenti hanno più volte ribadito che il lavoro investigativo procede senza sosta. Parallelamente resta aperto anche il fascicolo per omicidio colposo relativo alle cure prestate alle due pazienti durante il ricovero al Cardarelli, procedimento distinto rispetto all’inchiesta principale.
Le dichiarazioni del ministro Piantedosi arrivano dunque come un’autorevole conferma della fiducia riposta nell’attività svolta dagli investigatori campobassani e dalla Procura frentana. Un riconoscimento al lavoro di una Squadra Mobile che, pur operando in una realtà territoriale di dimensioni contenute, sta gestendo una delle indagini più complesse e delicate degli ultimi anni, caratterizzata da un elevatissimo livello di specializzazione scientifica e da una costante collaborazione internazionale.
L’auspicio espresso dal ministro è quello condiviso dall’intera comunità molisana: che il lungo e meticoloso lavoro degli investigatori possa presto consentire di fare piena luce su una vicenda che ha profondamente scosso Pietracatella, la regione e anche il Paese. Lu_Co





























