La Squadra Mobile continua con le audizioni. E torna a concentrarsi su persone già ascoltate nel corso dei quasi otto mesi di indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.
Nelle scorse ore gli investigatori diretti da Marco Graziano avevano programmato un nuovo interrogatorio al marito di Monia, l’insegnante di matematica dell’Agrario di Riccia, amica di Gianni Di
Vita, ascoltata più volte e giovedì rimasta per oltre sei ore negli uffici della Questura, dove per buona parte del tempo è stata messa a confronto proprio con Di Vita.
L’audizione dell’uomo sarebbe stata rinviata all’inizio della prossima settimana. A determinare lo slittamento potrebbe essere stato anche l’imponente blitz antidroga che nelle ultime ore ha impegnato direttamente la Squadra Mobile e il suo dirigente. Non è escluso, inoltre, che il nuovo interrogatorio possa svolgersi a Larino, negli uffici della Procura guidata da Elvira Antonelli.
Un altro tassello di un’attività investigativa che, nelle ultime settimane, sembra essersi progressivamente concentrata su una cerchia più ristretta di persone.
Il riserbo sull’inchiesta resta assoluto. Procura e Polizia non lasciano trapelare nulla sul contenuto delle audizioni né, soprattutto, sulle ragioni che stanno determinando le ripetute convocazioni. Alcune persone sono state ascoltate tre, quattro, anche cinque volte. Versioni che vengono nuovamente verificate, circostanze sottoposte a riscontro, passaggi sui quali gli investigatori continuano a chiedere chiarimenti.
È in questo quadro che va letto anche il lungo confronto di giovedì tra Gianni Di Vita e la sua amica. Non un atto isolato, ma uno dei passaggi di una settimana particolarmente intensa sul fronte investigativo.
Nessuna delle persone ascoltate è indagata nell’inchiesta per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo di sostanze venefiche, che resta formalmente a carico di ignoti. E dalle convocazioni non può essere ricavato alcun elemento di responsabilità.
È tuttavia evidente che gli investigatori continuino a ricostruire con estrema attenzione la rete delle relazioni personali e familiari dei Di Vita e, in particolare, di Gianni. Contatti, frequentazioni, rapporti e circostanze già riferite vengono confrontati con quanto acquisito nel corso dell’indagine.
Perché, sgombrato il campo dalle numerose ipotesi circolate nei mesi scorsi, il punto centrale dell’inchiesta è ormai un altro: Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per avvelenamento da ricina. E se, come ritengono gli investigatori, l’esposizione alla sostanza è avvenuta nell’abitazione di via Risorgimento, resta da stabilire attraverso quale vettore il veleno sia entrato in casa, come sia stato assunto dalle due vittime e chi possa averlo introdotto.
Domande alle quali Procura e Squadra Mobile stanno cercando una risposta attraverso due direttrici parallele: l’attività investigativa tradizionale e gli accertamenti scientifici.
Sul primo versante pesano le oltre duecento audizioni effettuate dall’inizio dell’inchiesta, le successive riconvocazioni, il materiale raccolto dalla Mobile e l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati a più riprese. Sul secondo restano centrali gli accertamenti affidati al Robert Koch Institut di Berlino, insieme agli esami sugli alimenti e sugli altri reperti prelevati nell’abitazione.
Proprio dalla Germania sarebbero arrivate negli ultimi giorni nuove indicazioni. Tra queste, secondo quanto emerso, la negatività agli anticorpi della ricina nei soggetti sottoposti agli specifici accertamenti e indicazioni che potrebbero contribuire a restringere il campo sul possibile vettore attraverso il quale la sostanza sarebbe stata introdotta nell’abitazione. Elementi sui quali, tuttavia, manca qualsiasi conferma ufficiale.
Nel frattempo è stata nuovamente ascoltata anche Alice Di Vita. Poi il lungo confronto tra suo padre e Monia. Adesso la prevista nuova convocazione del marito dell’insegnante.
Una sequenza ravvicinata di attività che rende quella che sta per concludersi una delle settimane più significative dall’apertura dell’inchiesta.
Parlare di soluzione imminente sarebbe prematuro. Restano accertamenti scientifici da completare, dati da incrociare e dichiarazioni da verificare. In assenza di una confessione o di una prova diretta, ogni elemento dovrà trovare riscontro prima che la Procura possa eventualmente modificare l’attuale quadro processuale.
Ma il ritmo assunto dall’indagine indica che il lavoro investigativo è entrato in una fase particolarmente avanzata. Le contraddizioni emerse nel corso delle audizioni vengono affrontate una per una. Le dichiarazioni vengono confrontate. I risultati scientifici vengono progressivamente acquisiti e messi in relazione con quanto ricostruito dalla Mobile.
Servono ancora tempo e riscontri. È la linea seguita fin dall’inizio dalla procuratrice Antonelli e da Graziano: nessuna accelerazione dettata dall’esterno e nessuna conclusione prima che tutti i tasselli trovino una collocazione.
L’obiettivo resta ricostruire cosa sia accaduto nella casa di via Risorgimento nei giorni precedenti il 27 dicembre e individuare chi abbia provocato la morte di Antonella e Sara. Su questo Procura e Squadra Mobile intendono andare fino in fondo. Lu_Co



























