Una visita e un certificato medico, la contestazione della richiesta di pagamento, poi la scrivania rovesciata e un sanitario rimasto ferito. L’aggressione avvenuta nei giorni scorsi nella Casa della Comunità di via del Molinello ha portato all’arresto di un cinquantenne della provincia di Bari e riaperto il confronto sulla sicurezza di chi lavora nei presidi sanitari. L’autorità giudiziaria ha convalidato l’arresto eseguito dai Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Termoli, disponendo nei confronti dell’indagato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le contestazioni sono lesioni personali e danneggiamento, entrambi aggravati. Secondo quanto ricostruito dai militari, l’uomo si sarebbe presentato nei locali della guardia medica per sottoporsi a una visita e ottenere il rilascio di un certificato. Avrebbe quindi contestato il pagamento della prestazione e successivamente rovesciato la scrivania dello studio, sulla quale si trovavano un computer, una stampante e altre suppellettili, procurando nella circostanza lesioni a uno dei medici in servizio. L’attivazione della centrale operativa ha consentito alla pattuglia della Radiomobile di raggiungere la struttura in pochi minuti. Il Comando provinciale dei Carabinieri di Campobasso ha ricondotto la rapidità dell’intervento al dispositivo di vigilanza e alla presenza delle pattuglie sul territorio. Il comunicato dell’Arma non specifica la gravità delle lesioni né quantifica i danni. L’Asrem, intervenendo sull’accaduto, ha riferito di due medici coinvolti e di ingenti danni materiali nell’ambulatorio, esprimendo solidarietà ai professionisti e annunciando iniziative affinché i responsabili dell’aggressione e del danneggiamento siano perseguiti. Il direttore generale Giovanni Di Santo ha evidenziato che colpire un operatore sanitario significa ledere anche la comunità e il diritto alla cura: «Non tolleriamo né tollereremo alcuna forma di violenza o intimidazione all’interno delle nostre strutture». L’Azienda ha confermato il lavoro con la Regione Molise per rafforzare la sicurezza nei presidi territoriali e ospedalieri. È in corso, in particolare, una progettualità per installare e potenziare sistemi di videosorveglianza di ultima generazione nelle sedi più sensibili, con l’obiettivo di prevenire e scoraggiare aggressioni e atti vandalici, affiancando le misure normative e di presidio. La FIMMG Molise, attraverso la segreteria regionale guidata da Cesare Mariotti, ha espresso una ferma condanna dell’aggressione, che ha coinvolto un proprio iscritto. La richiesta è garantire una protezione concreta durante il servizio attraverso un presidio di polizia o, quantomeno, un vigilante. Una presenza riconoscibile alla quale gli operatori possano fare riferimento nelle situazioni di tensione e che contribuisca a tutelarne l’incolumità. Per il sindacato, la solidarietà deve quindi tradursi in un intervento sull’organizzazione della sicurezza: la Casa della Comunità deve offrire condizioni adeguate anche a chi vi lavora, consentendo ai medici di assistere i cittadini con maggiore tranquillità. Una posizione che si aggiunge a quella dello SNAMI Molise. Il presidente regionale Federico Di Renzo aveva denunciato l’aggressione nell’ambulatorio diurno dell’Aggregazione funzionale territoriale, dove erano presenti due professionisti. La compresenza di più medici, prevista dagli accordi integrativi regionali anche come deterrente, non aveva impedito l’episodio. Da qui la richiesta ad Asrem e Regione di affiancare ai sanitari guardie giurate nelle Case della Comunità e negli ambulatori delle Aft, cominciando da Termoli. Di Renzo ha sottolineato che l’inasprimento delle sanzioni interviene quando la violenza si è già consumata, mentre occorre rafforzare la prevenzione. Lavorare temendo per la propria incolumità compromette infatti la serenità necessaria all’assistenza, con conseguenze anche per i pazienti. Il direttore del Distretto Asrem di Termoli, Giovanni Lombardi, ha ampliato la riflessione alle aggressioni verbali che accompagnano quotidianamente il lavoro negli ambulatori e negli uffici. Accanto agli episodi con lesioni e danneggiamenti, richiama offese e commenti denigratori ai quali il personale spesso evita di replicare per scongiurare ulteriori tensioni. Cita anche l’occupazione abusiva dei parcheggi per persone con disabilità nel vecchio ospedale: posti che ha ampliato eliminando quelli riservati alla direzione, ma che i vigilanti devono continuamente far liberare. Lombardi riferisce di aver chiesto sanzioni alla Polizia locale e di aver ricevuto indicazioni su ostacoli legati alla natura privata dell’area; segnala inoltre di disporre di fotografie. Considerate le difficoltà economiche di una vigilanza continuativa in tutti i presidi, propone una campagna sul senso civico con dirigenti scolastici e volontariato, coinvolgendo l’informazione nella denuncia dei comportamenti scorretti. «Fare violenza verso chi lavora in sanità è fare violenza verso se stessi», è il suo richiamo.



























