«È una ferita che non si è rimarginata, è una ferita che sanguina ancora». Il tempo trascorso si conta in anni, quello del dolore continua a misurarsi con un’assenza che accompagna ogni giornata. San Giuliano di Puglia ieri, sabato 31 ottobre, si è raccolta nel ricordo delle vittime del terremoto del 2002: i 27 bambini e la maestra Carmela Ciniglio morti nel crollo della scuola “Francesco Jovine”, insieme alle altre due vittime del sisma. Ventiquattro anni dopo, la commemorazione ha riunito famiglie, cittadini e istituzioni, dai rintocchi della Campana degli Angeli delle 11.32 fino alla fiaccolata delle 20, che ha chiuso la giornata lungo i luoghi della memoria. Al cimitero il raccoglimento e la benedizione del vescovo Claudio Palumbo, poi l’omaggio al Parco della Memoria, nell’area dove sorgeva la scuola. Prim’ancora, l’omaggio alle tombe degli angeli. Presenti amministratori, rappresentanze delle Forze dell’ordine, Carabinieri, Guardia di finanza, Vigili del fuoco,
associazioni e volontari, con la Misericordia e una rappresentanza della scuola di Bari gemellata con Colletorto. Una partecipazione che ha rinnovato la vicinanza alle famiglie, mentre dalle testimonianze è arrivata una richiesta comune: trasformare il ricordo in sicurezza, prevenzione e responsabilità quotidiana.
Le parole dei familiari hanno restituito la distanza tra il calendario e la vita di chi ha perso un figlio: «Quando perdi un pezzo della tua carne, quel pezzo manca e mancherà sempre. Continueremo a lottare per la prevenzione e sicurezza degli edifici scolastici». Un impegno accompagnato da una critica alle scelte sugli investimenti pubblici: «Si è persa una grande occasione in questo Paese, con i fondi del Pnrr si poteva investire sulla prevenzione scolastica, sulla sanità, sui trasporti, invece si è preferito investire su altro, sulle armi, e questo non è corretto». Il richiamo ha investito la politica senza distinzioni: «Chiediamo alle istituzioni di continuare su quel programma che le associazioni hanno chiesto al governo, di qualsiasi colore ovviamente, sulla prevenzione, sulla cultura, sulla sanità e sui trasporti». Il sindaco Antonello Nardelli ha parlato del significato che la ricorrenza conserva per il paese: «Oggi ci ritroviamo qui dopo 24 anni a rinnovare la memoria, la giusta commemorazione per chi non c’è più, per i nostri ragazzi, per la maestra, per le altre due vittime del terremoto». Una tragedia che ha segnato la nazione e richiamato l’attenzione del mondo, ma che resta soprattutto una presenza nella storia delle famiglie. «Oggi si rinnova per il nostro paese, per la nostra comunità, il dolore, il dovere della
memoria, ma soprattutto il dovere di far seguire delle azioni concrete», ha aggiunto. Nardelli ha allargato lo sguardo alle sofferenze dell’infanzia nel presente, invitando a «guardare con gli occhi dei bambini che non ci sono più nelle altre parti del mondo dove i bambini purtroppo continuano a morire per la guerra, per le privazioni, per la povertà, per la mancanza di medicinali salvavita». Il ricordo della Jovine continua, intanto, a porre il tema della sicurezza scolastica: «Alla ricostruzione materiale va eseguita anche un’azione di attenzione da parte dei genitori, in primis del Comitato, per portare avanti una causa importante, quindi la sicurezza nelle scuole e negli edifici scolastici che ancora oggi è un tema di estrema attualità». Il giudizio sul percorso compiuto resta aperto: «Penso che si sia fatto molto dalla tragedia della Jovine, però c’è ancora molta strada da fare». Ancora più complesso è il cammino della ricostruzione sociale. «Indubbiamente la nostra è una comunità spaccata, spaccata da una ferita profonda. La mancanza di un’intera generazione è una ferita che non si può sanare», ha osservato il sindaco. Occorre «stringerci attorno al ricordo», cercando insieme la forza di affrontare il futuro «anche per mantenere vivo il ricordo di chi non c’è più».
Alla sua seconda commemorazione come vescovo di Termoli-Larino, monsignor Claudio Palumbo ha richiamato le domande che una simile tragedia continua a porre: «È uno dei momenti forti dove ci ritroviamo un po’ con noi stessi a riflettere e a meditare sul senso della vita, sul significato della nostra quotidianità». Gli eventi luttuosi «ci spingono proprio a capire noi chi siamo, perché siamo qui, ci ripropongono quelle domande di fondo che per ciascuno sono delle domande salutari». Una riflessione sulla fragilità umana, davanti a un presente nel quale sembra possibile governare ogni cosa: «Dinanzi ad avvenimenti molto tristi, luttuosi, tragici come questo ci accorgiamo che siamo poca cosa di fronte a delle realtà più grandi che ci sovrastano».
Per Palumbo il raccoglimento deve alimentare «un senso di fraternità, di vicinanza, di umanità, di sostegno alle famiglie che piangono i loro bambini». Richiamando Papa Francesco, il vescovo ha indicato il valore di una fraternità che aiuti a vivere «veramente mano nella mano». E ha concluso: «Abbiamo bisogno di questa riscoperta, ma abbiamo bisogno di fare questa riscoperta non come individui, ma come comunità». Il presidente della Regione Francesco Roberti ha insistito sulla responsabilità delle istituzioni: «È una data che nessuno di noi dimenticherà, è stata una tragedia e
la morte di 27 bambini e una maestra ha segnato tutti i molisani». La scuola, ha sottolineato, deve consentire ai figli di crescere e costruire il proprio futuro: «È obbligo delle istituzioni farsi carico di rendere le strutture pubbliche e in particolare le scuole sicure». Roberti ha ricordato i cambiamenti seguiti alla tragedia: «Dopo San Giuliano tante cose sono cambiate a livello nazionale, tante cose si sono aggiunte come normative migliorative e devo dire che in Molise abbiamo fatto passi da giganti nel mettere in sicurezza le nostre strutture scolastiche».
Un percorso da continuare attraverso scelte precise: «Dobbiamo essere bravi a saper prevenire e la prevenzione deve essere punto focale di un’attività politica» e degli investimenti necessari «per far sì che non accadano più tragedie come queste». Il presidente della Provincia di Campobasso e sindaco di Larino, Giuseppe Puchetti, ha ricordato una partecipazione che precede gli incarichi istituzionali: «Io ricordo benissimo quel giorno, la tragedia. Io ogni anno sono qui al di là del ruolo che ricopro, anche negli anni addietro, anche quando non rivestivo ruoli istituzionali». Per Puchetti questa giornata deve essere custodita «soprattutto dalle istituzioni, per non dimenticare». Ha quindi richiamato le competenze provinciali sulle scuole superiori e il lavoro svolto: «Le scuole nella nostra provincia sono diventate molto più sicure, quindi sono stati fatti grossi passi in avanti in questa direzione». Ricordare significa dunque «lavorare sempre affinché non avvenga più una cosa del genere». Il sindaco di Termoli Nicola Balice ha affidato al silenzio il primo significato della commemorazione: «È un momento celebrativo, ma è un momento soprattutto di riflessione perché bisogna fare il possibile perché queste cose non accadano più. Questi sono quei momenti in cui il silenzio è la miglior risposta». Al raccoglimento deve seguire l’attenzione concreta: «Bisogna essere attenti, bisogna essere puntuali nell’intervenire lì dove ci sono delle carenze strutturali e mettere in sicurezza tutti gli edifici, soprattutto dove ci sono bambini e persone fragili». Come presidente del Comitato dei sindaci dell’Ambito sociale, Balice ha richiamato anche il confronto sull’assistenza alla popolazione: «Ci vediamo spesso, parliamo e ci confrontiamo spesso anche dell’assistenza alla popolazione soprattutto nei momenti di emergenza ma anche nella normalità e San Giuliano rientra pienamente in questo contesto». Luigi Barbieri, sindaco di San Giuliano per tre mandati, ha raccontato la fatica di accompagnare il paese dopo la tragedia: «È una comunità segnata, oggi sono 24 anni ma sembra che sia accaduto oggi, c’è una tristezza di fondo in questa giornata». Un sentimento che aiuta «a riflettere, a non dimenticare» e si intreccia con la necessità di guardare al futuro, guida negli anni della ricostruzione, «soprattutto quella sociale della
comunità così segnata indelebilmente». Barbieri ha ricordato «un impegno gravoso», affrontato da una comunità capace di dimostrare «grande forza di volontà, sempre senza dimenticare chi non c’è più, i nostri angeli, la maestra». La presenza alla commemorazione serve anche «a dare un segnale per le future generazioni», perché tragedie simili «non debbano mai accadere». Il senatore Costanzo Della Porta ha sottolineato come il terremoto abbia segnato il Molise e l’Italia intera: «Da allora a oggi l’Italia ha cambiato anche il volto della sua edilizia scolastica perché non avvengano più tragedie come quella di San Giuliano». La sicurezza resta un obiettivo da rafforzare: «Il sacrificio di quegli angeli ci ricorda ogni giorno che dobbiamo migliorare sulla prevenzione» e realizzare opere che consentano ai genitori di mandare «i loro ragazzi in scuole sicure». Michele Iorio, presidente della Regione nel 2002, è tornato alle ore della tragedia: «Una tragedia enorme, inimmaginabile, imprevedibile, è stata una giornata triste, non si può dimenticare». Apprese la notizia mentre era in Sicilia per un incontro tra regioni: «Ho fatto immediatamente un viaggio specifico organizzato allo scopo in aereo e poi in elicottero fino qui a San Giuliano e quello che ho trovato non si può descrivere». Il messaggio lasciato dai bambini, ha aggiunto, richiama anche la politica attuale ad aumentare l’attenzione verso gli edifici scolastici: «Molto, moltissimo è stato fatto grazie anche al loro sacrificio, ma ancora c’è da fare». La deputata Elisabetta Lancellotta ha parlato dell’emozione durante la deposizione della corona: «Un’emozione costante, il ricordo dei 27 bambini e della loro maestra, dei nostri 27 bambini e della loro maestra è sempre con noi». Una partecipazione vissuta «non soltanto da parlamentare della Repubblica, ma da cittadina molisana e da madre». Il ricordo, ha detto, accompagna ogni giorno e alimenta «quella responsabilità civica e sociale» indispensabile nella vita collettiva. Il prefetto Michela Lattarulo ha espresso il significato della presenza dello Stato: «Oggi è il momento del silenzio ed è bello che le istituzioni siano tutte presenti unite a ricordare insieme questa tragedia che davvero ha lasciato una ferita che non si rimargina». Il sindaco di Colletorto Cosimo Damiano Mele ha infine ricordato i legami familiari tra i due paesi, uniti anche dalla memoria della maestra Carmela Ciniglio: «Molte famiglie sono formate da mariti e mogli di San Giuliano e di Colletorto, è una comunità molto stretta e molto vicina». Ripartire significa «guardare sempre avanti, non dimenticando quello che è successo», con una responsabilità precisa per chi amministra: «La politica deve fare sì che le cose non succedano mettendo in sicurezza gli istituti scolastici». Nel pomeriggio la comunità si è ritrovata per la messa delle 18 nella Chiesa Madre. Alle 20 la fiaccolata ha concluso la commemorazione, riportando il paese lungo il Percorso della Memoria. Il ricordo ha accompagnato così San Giuliano fino alla sera, insieme alla richiesta consegnata ancora una volta alle istituzioni: continuare a proteggere la vita dei bambini.























