Un nuovo passo avanti nella lotta alla violenza di genere e nella tutela delle donne vittime di abusi. È stato presentato ufficialmente ieri pomeriggio, nella Sala Parlamentino della Regione Molise, il “Percorso Rosa”, il protocollo operativo che punta a rafforzare la rete regionale di protezione e presa in carico delle donne che accedono ai Pronto Soccorso dopo aver subito violenza.
L’iniziativa nasce nell’ambito della co-progettazione tra Regione Molise ed ETS Liberaluna e rappresenta il risultato di un percorso condiviso che ha coinvolto istituzioni, sistema sanitario e servizi specialistici antiviolenza con l’obiettivo di garantire interventi tempestivi, qualificati e multidisciplinari fin dal primo contatto con le strutture di emergenza.
«Sarà un lavoro in rete che attualmente non c’è – ha commentato la coordinatrice dei CAV e delle CR Liberaluna, Maria Grazia La Selva. – Questo percorso rosa ci mette insieme, crea questa grande rete a livello attuativo, fattivo. E soprattutto inizierà un corso di formazione per gli operatori perché ogni pronto soccorso deve seguire le linee ministeriali del 2017. Gli operatori impareranno ad ascoltare le donne vittime di violenza, che spesso all’ospedale dicono di essere cadute per sbaglio. Dopo subentreranno i centri antiviolenza».
Attualmente sul Basso Molise, da gennaio 2026, ci sono 18 donne seguite dai centri. I nuovi accessi a Campobasso sono circa trenta. Una decina ad Isernia.
L’attivazione del Percorso Rosa nei Pronto Soccorso regionali costituisce uno degli obiettivi strategici del piano di rafforzamento della rete antiviolenza molisana. Il progetto è stato formalmente avviato attraverso la sottoscrizione del protocollo d’intesa tra Regione Molise, ASReM ed ETS Liberaluna, soggetto gestore dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio presenti sul territorio.
«La Regione Molise, con le Politiche Sociali, ha fatto un bando; una coprogettazione che è stata vinta da Liberaluna – ha dichiarato la consigliera regionale delegata alle Politiche Sociali, Stefania Passarelli. – Proprio mercoledì il Tar, nonostante i ripetuti ricorsi, ha avallato tutta la nostra procedura. Una integrazione che serviva – ha sottolineato la Passarelli. – Era un percorso rosa scritto soltanto sulla carta. Adesso, invece, abbiamo firmato la convenzione con Asrem. Per cui più fiducia alle donne. Più assistenza alle donne. Era un atto politico di cui questa regione aveva bisogno».
Particolarmente rilevante il ruolo affidato alla rete sanitaria regionale. «Il percorso rosa è un percorso fondamentale – ha aggiunto il direttore generale dell’ASReM, Giovanni Di Santo –. Stiamo già immaginando dei percorsi dedicati a tutela della persona che si reca al pronto soccorso che non deve essere soltanto un ambulatorio ma soprattutto un modo per creare una rete importante a valle che dia tranquillità alla donna».
Ospite della presentazione a Campobasso, il criminologo Armando Palmegiani, docente universitario ed ex comandante della Polizia Scientifica, noto per il suo contributo in alcune delle più importanti indagini di cronaca giudiziaria italiana, tra cui il caso Garlasco.
«Le leggi attualmente presenti sono funzionali ma è il territorio che lavora sul campo e che può aiutare – ha detto. – L’elemento più ricorrente nei casi di cronaca è quello della voglia di sopraffazione sulle donne. A volte le vittime vengono addirittura colpevolizzate. Molto spesso manca la consapevolezza di poter chiedere aiuto. Il percorso rosa è un percorso di sensibilizzazione fondamentale».
L’incontro di ieri alla Sala Parlamentino di via Genova a Campobasso ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, operatori sanitari, forze dell’ordine, associazioni e cittadini presenti. Un’occasione per ribadire che il contrasto alla violenza sulle donne non può essere affidato a singoli interventi, ma richiede una strategia condivisa, fondata sulla collaborazione interistituzionale, sulla formazione specialistica e sulla capacità di offrire alle vittime risposte tempestive e concrete.





























