Bandiere, slogan, canzoni. E poi i cartelli, scritti a mano, che dicono più di un comunicato: «Fondi alle scuole, non alle armi», «Spesa e benzina alle stelle», «L’assenza si recupera, l’adolescenza no», «Noi vogliamo la pace, loro vogliono la guerra», «La dignità non è un lusso».
Così ieri Isernia ha visto sfilare i suoi studenti. Il presidio in piazza della Repubblica si è aperto con il messaggio di Cristian Rossi, rappresentante della Consulta: «Questa piazza vuole essere il megafono di tutti noi studenti che chiediamo di poter avere un futuro migliore». Poi il lungo corteo per le principali strade della città. Accanto ai ragazzi c’erano alcuni docenti e diversi cittadini, oltre ai sindacati, per una partecipazione che, secondo una prima stima, ha toccato le mille presenze. Le forze dell’ordine hanno dialogato con i manifestanti e non si sono registrati momenti di tensione.
Le preoccupazioni sono quelle di tante famiglie: il carovita e la paura di non potersi permettere di proseguire gli studi. Dalla manifestazione emerge anche un’altra richiesta, quella di una scuola con più certezze per chi vi insegna: «Non possiamo permetterci di trovare così tanti insegnanti nel sistema scolastico italiano che non hanno un posto stabile, una cattedra fissa in una scuola». Non manca il fronte dei costi quotidiani: «Vogliamo l’abolizione delle accise sulla benzina». E il filo che lega tutto alla politica internazionale: «Questo carovita deriva, non solo, ma principalmente dalle guerre in giro per il mondo». Quanto alle bandiere, la piazza ha rivendicato di non essere «unita dal colore politico, bensì dalla volontà comune di costruire un futuro migliore per i giovani».
Tra i presenti anche il sindaco Piero Castrataro: «Una battaglia giusta, che ha preso forma in un corteo composto, pacifico e maturo. Per le strade della nostra città, così come nel resto d’Italia, hanno sfilato i giovani per rivendicare il proprio futuro e un futuro più giusto per tutti. Le loro istanze sono chiare: maggiori risorse per la scuola pubblica e la sanità, una reale tutela del diritto allo studio, retribuzioni adeguate per lavoratrici e lavoratori, e risposte concrete contro il caro vita e l’aumento dei costi dei carburanti. Sono richieste legittime che sosteniamo con convinzione, perché la tutela del domani riguarda l’intera comunità. Di fronte alla mobilitazione dei cittadini, soprattutto dei ragazzi, una classe dirigente responsabile ha il dovere morale di ascoltare, recepire e trasformare le istanze in risposte concrete».
Non è una voce isolata. Il corteo isernino arriva dopo una stagione di mobilitazioni. Nei giorni scorsi le piazze italiane si sono riempite di studenti, con cortei da Roma a Torino sull’onda di quanto avviene in Francia e in Spagna in tema di carovita, edifici scolastici fatiscenti, carenza di docenti e ma anche le norme come quella per il tetto agli alunni stranieri. A Isernia però, a differenza di altre città dove non sono mancati petardi e lanci di sassi contro le forze dell’ordine, la giornata è trascorsa senza incidenti.
Il calendario intanto non si ferma. In altre parti d’Italia gli studenti hanno annunciato la partecipazione allo sciopero generale del 30 ottobre, mentre il 20 novembre si potrebbe tenere uno sciopero studentesco europeo contro la guerra.
Oltralpe il fenomeno ha dimensioni ancora maggiori. In Francia i liceali bloccano i propri istituti dalla metà di settembre e il movimento si è esteso alle università. I ragazzi chiedono ovunque più fondi per l’istruzione, più insegnanti e la ristrutturazione dei licei. Ma al tema delle risorse si affianca in modo esplicito quello del riarmo e della guerra, ed è su questo terreno che la piazza isernina si innesta in un movimento ben più ampio.


























