La sanità pubblica come terreno comune di battaglia politica e civile: è da questa convinzione che ieri sera, a Termoli, ha preso forma il Coordinamento Progressista del Basso Molise, la nuova alleanza territoriale che riunisce Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Avanti Psi, La Rete della Sinistra e Voglia di Termoli. Un fronte largo, costruito per superare appartenenze e divisioni e per dare una risposta politica unitaria al progressivo indebolimento del sistema sanitario regionale, tra reparti chiusi, servizi ridotti e territori sempre più isolati. L’iniziativa ha un obiettivo chiaro: difendere il diritto alla salute e denunciare scelte regionali considerate pericolose per la tenuta del servizio pubblico. Al centro del dibattito la chiusura del reparto di emodinamica dell’ospedale di Termoli, una decisione che, secondo gli organizzatori, mette a rischio la vita di chi vive nei paesi dell’entroterra, dove la viabilità compromessa rende impossibile raggiungere Campobasso nei tempi necessari per interventi salvavita. In piazza erano presenti i consiglieri regionali Facciolla, Fanelli e Salvatore, capogruppo del Partito Democratico, che ha annunciato un lavoro di squadra già avviato con tutte le forze progressiste per riportare sanità e viabilità al centro dell’agenda politica. Gli interventi hanno descritto con precisione le ricadute concrete della soppressione del servizio, soprattutto per i comuni più distanti. La serata è stata segnata da una testimonianza diretta: la figlia di un uomo di Termoli ha raccontato come il padre, colto da malore, trovò l’emodinamica chiusa e fu costretto a raggiungere Campobasso, arrivando però troppo tardi, con un “buco nel cuore” che gli costò la vita. “Dobbiamo evitare che si ripetano storie come questa”, ha dichiarato Laura Venittelli, richiamando il valore umano e civile della mobilitazione. Dure le critiche alla gestione regionale delle risorse: secondo gli oratori, la Regione Molise continua a finanziare in misura prevalente le strutture private, anticipando somme che sottraggono fondi alla sanità pubblica e scaricando sui cittadini il peso del debito. È stato ricordato che ogni bambino nato in Molise porta sulle spalle oltre 400 euro l’anno di debito sanitario, anche senza utilizzare il servizio. Un dato simbolico ma ritenuto emblematico del modello di gestione contestato. Il coordinamento ha sottolineato che nell’ultimo anno le richieste di intervento in emodinamica a Termoli sono state “veramente, veramente tante”, mentre la Regione giustifica la chiusura appellandosi ai dati del 2024. Una scelta giudicata in contrasto con il principio costituzionale del diritto alla salute, richiamato più volte insieme alle sentenze della Cassazione che pongono la tutela della salute al di sopra delle esigenze di bilancio. “Chiudere i reparti per diminuire il debito produce un danno enorme al diritto del cittadino di essere curato”, è stato ribadito. Gli oratori hanno rimarcato l’assenza del sindaco di Termoli e del presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, che — secondo il coordinamento — avrebbero dovuto essere presenti per difendere un principio costituzionale fondamentale. L’iniziativa di ieri, hanno annunciato, sarà solo la prima di una serie di assemblee pubbliche destinate a informare i cittadini, costruire una posizione comune e portare la protesta oltre i confini regionali attraverso una raccolta firme. Sono state inoltre presentate formali “note critiche” contro la scelta amministrativa regionale, depositate entro i termini di legge da avvocati che si sono messi gratuitamente a disposizione. L’auspicio è che il presidente e i consiglieri regionali prendano coscienza della gravità della situazione, evitando la soppressione dell’ospedale di Agnone e la chiusura dei reparti di ginecologia di Isernia e di emodinamica di Termoli. La strada indicata dal coordinamento è chiara: non il disavanzo come criterio di governo, ma un progetto che rimetta al centro il diritto alla cura. La conclusione della serata ha ribadito un messaggio politico netto: solo unendo le forze si può alzare una voce abbastanza forte da arrivare al Governo e ottenere un intervento attivo a tutela della salute dei cittadini molisani.

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