«Ci avete coccolato, non sarà mai più bello di così». Alla fine di due ore di musica, emozioni e virtuosismi vocali, è Giorgia stessa a consegnare alla platea gremita dell’Arena del Mare 42°15’ la fotografia più autentica di una serata destinata a entrare nella storia dei grandi concerti ospitati a Termoli. Quella di venerdì 10 luglio doveva essere la «data zero» del «G – Summer 2026», il debutto e il banco di prova della nuova tournée estiva. È diventata una data unica. Per Giorgia, per i quasi 5mila spettatori che hanno riempito l’arena e per una città che, per una notte, si è ritrovata al centro della grande musica italiana. La brezza dell’Adriatico, il mare a pochi passi e una delle voci più straordinarie della musica italiana. È bastato poco per capire che non sarebbe stato un concerto come gli altri. Giorgia Todrani è salita sul palco e ha immediatamente preso possesso della scena con quella naturalezza che appartiene soltanto ai grandi. Nessuna ostentazione, nessun bisogno di costruire il personaggio: simpatica, spontanea, ironica, capace di scherzare, dialogare con il pubblico, leggere striscioni e messaggi e poi, un secondo dopo, lasciare tutti senza fiato con un’estensione vocale e una capacità di modulazione che, dopo oltre trent’anni di carriera, continuano a rappresentare qualcosa di difficilmente replicabile. La voce di Giorgia è un dono, ma sarebbe riduttivo fermarsi al talento naturale. Dietro ogni passaggio, ogni acuto, ogni variazione c’è una padronanza tecnica impressionante. Termoli l’ha ascoltata attraversare più di tre decenni di musica, dai brani che l’hanno consacrata negli anni Novanta fino alla Giorgia contemporanea di «La cura per me», una delle canzoni simbolo della sua nuova stagione artistica dopo il successo di Sanremo 2025. Il «G – Summer» arriva, infatti, dopo i sold out del percorso nei palasport e porta nelle arene estive uno spettacolo completamente ripensato, costruito per tenere insieme memoria e presente, pop, soul e incursioni nella grande musica internazionale. La scaletta della prima notte termolese è stata un viaggio. L’apertura con «L’unica», contaminata dalle atmosfere di «I Feel Love», e «Senza confine» ha subito indicato la direzione dello show. Poi «E c’è ancora mare», «Il cielo in una stanza», «Gocce di memoria», «Vivi davvero», «Carillon» e «Oronero». Canzoni che appartengono alla storia personale di migliaia di persone e che all’Arena del Mare sono state cantate da generazioni diverse, unite dalla stessa emozione. Con «Corpi celesti» e l’omaggio a «Purple Rain» lo spettacolo ha cambiato pelle, mostrando la libertà musicale di un’artista che non ha mai avuto paura di confrontarsi con repertori enormi. Poi il momento che molti aspettavano: «Come saprei». Trentuno anni dopo la vittoria al Festival di Sanremo del 1995, quella canzone conserva intatta la sua forza e, interpretata oggi da una Giorgia vocalmente matura e ancora più consapevole, diventa quasi una dichiarazione d’identità. Il pubblico si è alzato in piedi, gli applausi hanno interrotto e accompagnato l’esibizione. Una standing ovation vera, spontanea, senza bisogno di essere sollecitata. «Sabbie mobili», il medley con «Per fare a meno di te», «Infinite volte» e «Strano il mio destino», quindi «Spirito libero», «Paradossale», «Io fra tanti», «Se mi vuoi», «Girasole». E ancora intrecci con «True Colors» e «Human Nature». Giorgia ha riletto il proprio repertorio senza trasformare il concerto in un’operazione nostalgia. È questa, probabilmente, la forza più evidente del nuovo spettacolo: le hit del passato non vengono semplicemente riproposte, ma rivestite, contaminate, attraversate da arrangiamenti nuovi e da citazioni internazionali che raccontano le radici musicali di una cantante capace, nella sua carriera, di confrontarsi con giganti come Ray Charles, Luciano Pavarotti, Herbie Hancock e Alicia Keys. A sostenere Giorgia, una band di livello internazionale. Sonny Thompson al basso e alla chitarra, Mike Scott alla chitarra, William Mylious Johnson alla batteria, Gian Luca Ballarin al pianoforte e alle tastiere, Fabio Visocchi alle tastiere, Diana Winter e Andrea Faustini ai cori. Musicisti ai quali lo spettacolo concede spazio e respiro, senza ridurli al ruolo di semplice accompagnamento. Gli intermezzi strumentali, utilizzati anche durante i cambi d’abito dell’artista, non hanno mai spezzato il ritmo della serata. Al contrario, sono diventati parte integrante della narrazione musicale. Preziosa anche la sezione d’archi con Valentina Sgarbossa al violoncello, Caterina Coco e Alessio Cavalazzi ai violini e Matteo Lipari alla viola. Un organico capace di costruire un suono ricco ed elegante, potente quando necessario e delicatissimo nei momenti più intimi. I duetti, il lavoro dei cori, le luci e gli effetti scenici hanno completato una produzione imponente, ma mai invasiva rispetto alla vera protagonista: la voce. E quella voce, venerdì sera, sembrava non conoscere fatica. Due ore di performance con un crescendo quasi travolgente, acuti affrontati senza apparente timore, passaggi tecnicamente complessi e una capacità di restituire emozione anche a canzoni cantate centinaia di volte. «E poi» e «Come saprei», i brani che segnarono la straordinaria ascesa sanremese di Giorgia, convivono oggi con «La cura per me» e con il nuovo percorso discografico senza sembrare appartenere a epoche inconciliabili. È la prova della longevità artistica di Giorgia e della sua capacità di evolversi senza tradire la propria identità. Termoli ha risposto con entusiasmo crescente. Applausi a scena aperta, telefoni alzati, cori, standing ovation. Ma soprattutto attenzione. Perché in un’epoca nella quale spesso il concerto diventa soltanto una gigantesca produzione visuale, venerdì sera all’Arena del Mare si è tornati ad ascoltare una cantante. Una grande cantante. Forse la voce femminile più riconoscibile e tecnicamente prodigiosa della musica pop italiana contemporanea. Lei, dal palco, ha restituito affetto. Ha scherzato, sorriso, dialogato continuamente con gli spettatori. Si è lasciata sorprendere dagli striscioni e dai messaggi. «Ci avete coccolato», ha detto. E quando ha aggiunto «non sarà mai più bello di così», la sensazione è stata che non fosse una frase di circostanza pronunciata alla fine della prima tappa di una tournée. Il «G – Summer 2026» adesso viaggerà attraverso alcune delle più suggestive location italiane, da Vigevano ad Asti, Palmanova, Cattolica, Padova, Pisa, Catania e Ostuni, fino agli appuntamenti speciali che accompagneranno Giorgia verso la parte conclusiva della stagione live. Ma la prima notte resta a Termoli. La notte in cui una data zero è diventata una data unica. Giorgia è entrata nel cuore di Termoli. E Termoli, almeno a giudicare dalle sue parole e dal sorriso con cui ha salutato l’Arena del Mare, sembra essere entrata nel suo. Una serata perfetta, capace di riconciliare con la grande musica italiana: quella che custodisce la propria storia, ma ha ancora il coraggio, la forza e soprattutto la voce per continuare a innovarsi.

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