Sono iniziati ieri mattina gli accertamenti tecnici sui nove dispositivi elettronici sequestrati lo scorso 4 maggio nell’abitazione di Pietracatella. Alle operazioni, eseguite nella sala Rosano della Questura di Campobasso, hanno preso parte gli esperti dello Sco di Roma, i legali delle parti offese, Vittorino Facciolla e Paolo Lanese, accompagnati dal proprio consulente tecnico Giovanni
Alfonso.
Nel corso del sopralluogo effettuato a inizio mese dalla Squadra Mobile, con il supporto della Polizia Scientifica di Campobasso e Napoli, erano stati acquisiti cinque telefoni cellulari – tre dei quali privi di sim -, un tablet, un computer e due router wifi. Proprio questi ultimi potrebbero risultare utili agli investigatori per verificare eventuali connessioni e identificare persone che avrebbero frequentato l’abitazione nei giorni precedenti alla tragedia, accertando così eventuali incongruenze nelle dichiarazioni rese durante le audizioni.
In quest’ultima fase la procura, come riportato dall’Ansa, ha chiesto agli esperti di estrapolare da ciascun apparato sequestrato dati utili per accertare «rapporti, relazioni e legami correlabili alle navigazioni internet dirette a procurarsi ricina da parte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi; estrapolazione delle chat di whatsapp e altri social media inerenti alla patologia da ricina affrontata in casa e in ospedale tra il 25 e il 28 dicembre intrattenute tra mamma e figlia o dagli utilizzatori dei dispositivi con parenti e amici».
Chiesta inoltre l’estrapolazione di tutti i dati «relativi ai rapporti con familiari, parenti e amici, per ricostruire le abitudini di vita, i rapporti delle vittime dall’epoca di prima accensione dei dispositivi e fino al giorno del loro ultimo utilizzo». Da verificare infine l’eventuale presenza di note e annotazioni sugli alimenti consumati nei giorni antecedenti e a quelli di manifestazione dell’assunzione della ricina, dati relativi alla presenza di documenti inerenti a eventuali patologie sofferte dalle vittime e non conosciute. Gli esperti avranno 90 giorni di tempo per ultimare le operazioni.
«Sono state avviate le operazioni peritali su tutti i terminali che sono stati oggetto del sequestro nella casa di Pietracatella – ha spiegato Facciolla fuori dai cancelli della questura -. Successivamente ci sarà l’estrapolazione dei dati, quelli che gli inquirenti e la procura ritengono utili per le indagini».
L’avvocato ha respinto qualsiasi ipotesi circa un eventuale cambiamento della posizione dei suoi assistiti. Ha inoltre chiarito che al momento non è stato ancora depositato l’esito dell’estrazione dei dati dal cellulare di Alice, analizzato il 28 aprile scorso. L’iPhone era stato sequestrato il 13 aprile, consegnato materialmente il 18 e sottoposto a estrazione dati dieci giorni dopo.
«Dal 28 di aprile ad oggi sono trascorsi oltre 20 giorni. Mi sembra un dato temporale assai ridotto e insignificante per l’estrapolazione dei dati che devono essere puntuali, corretti e attenzionati. Bisogna dare un po’ di tempo agli inquirenti. Credo che all’esito dell’estrapolazione dei dati bisognerà risentire qualcuno per trovare conferma da ciò che emergerà. Noi siamo sempre tranquilli, fiduciosi e proattivi rispetto all’esigenza di far emergere la verità».
Sul perché il cellulare di Gianni non sia stato ancora sequestrato il legale ha dichiarato: «Lo abbiamo messo a disposizione fin dal primo secondo. Credo che gli inquirenti stiano ragionando per step, quindi è possibile che acquisiranno anche quello di Gianni. Una cosa è certa, non lo distruggeremo medio tempore».
A chi gli ha chiesto se dietro il mancato sequestro potesse esserci un’attività di intercettazione, Facciolla ha replicato: «Magari fosse così, saremmo più tranquilli».
L’avvocato ha poi ribadito lo stato d’animo dei suoi assistiti: «Loro non si sono fatti un’idea di chi possa essere stato. Di certo questa narrazione che li vuole coinvolti è una narrazione che respingono. Non hanno nulla da nascondere. Stanno continuando ad avere un atteggiamento di estrema collaborazione, che è l’unica cosa possibile in questa fase. È evidente che sono anche provati perché stanno vivendo un lutto terribile».
Presente in Questura anche l’avvocato Paolo Lanese, che assiste il fratello di Antonella Di Ielsi.
«Stanno procedendo all’estrapolazione dei dati da tutti i dispositivi che sono stati acquisiti il 4 maggio, si tratta di un’attività complessa che durerà diversi giorni. Non conosciamo il contenuto dei dispositivi. Avremo modo di scoprirlo».
In merito alle eventuali ricerche online sulla ricina, il legale ha preferito non commentare: «Avverrà tutto in una fase successiva, non mi esprimo su questo».
Nel frattempo si attende un nuovo sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, dove gli investigatori torneranno per cercare eventuali tracce di ricina. Attese anche nuove audizioni: all’inizio della prossima settimana Gianni Di Vita potrebbe essere nuovamente ascoltato dalla Squadra Mobile guidata da Marco Graziano. Attesa a giorni anche l’audizione della cugina Laura.





















