I prossimi giorni non segneranno soltanto una dolorosa ricorrenza per Pietracatella e per l’intero Molise, ma rappresenteranno anche un passaggio cruciale nell’inchiesta sulla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, madre e figlia decedute il 27 e il 28 dicembre scorsi all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo un’intossicazione acuta da ricina.
Domani ricorreranno infatti i primi sei mesi dall’apertura dell’indagine, inizialmente avviata con l’ipotesi di una tossinfezione alimentare. Oggi, però, il caso di Pietracatella resta uno dei più complessi e inquietanti degli ultimi anni: molte le domande ancora senza risposta, poche le certezze acquisite nel tempo.
La svolta più significativa è arrivata il 23 aprile con la relazione tossicologica del Centro Antiveleni del Maugeri di Pavia, diretto dal professor Carlo Locatelli. Gli esami effettuati sui campioni di sangue prelevati dalle due vittime hanno accertato un’esposizione e un’intossicazione acuta da ricina, una tossina estremamente letale e priva di antidoto, nota soprattutto per il suo impiego in operazioni di spionaggio internazionale.
L’inchiesta ha così cambiato radicalmente direzione. Dopo l’apertura di un fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque medici – tre dell’ospedale Cardarelli e due guardie mediche, tutt’ora iscritti nel registro degli indagati – gli accertamenti si sono concentrati sull’ipotesi di omicidio premeditato. Una circostanza che ha determinato il passaggio delle competenze dalla Procura di Campobasso a quella di Larino, ritenendo che il presunto reato possa essersi consumato nell’abitazione della famiglia Di Vita, a Pietracatella.
L’appartamento di via Risorgimento è stato posto sotto sequestro fin dai primi giorni dell’indagine. La Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, ha effettuato tre distinti sopralluoghi, procedendo con estrema cautela e senza tralasciare alcun dettaglio.
Il primo accesso risale al 29 dicembre, seguito da un secondo il 7 gennaio, quando gli investigatori sequestrarono ben 70 alimenti e tre borracce presenti nell’abitazione, allora ritenuti potenzialmente responsabili di una presunta intossicazione alimentare. I campioni furono successivamente affidati per gli accertamenti all’Istituto Zooprofilattico di Abruzzo e Molise.
Il 4 maggio è stato effettuato un nuovo sopralluogo, al quale hanno partecipato la Polizia Scientifica di Campobasso e Napoli, il consulente della famiglia Di Vita Giovanni Alfonso e personale della Squadra Mobile. In quell’occasione sono stati sequestrati nove dispositivi elettronici appartenenti alle vittime: cinque telefoni cellulari, un tablet, un computer e due router Wi-Fi. Gli apparati sono tuttora al vaglio degli specialisti dello Sco. A fine aprile è stato inoltre sequestrato anche il telefono cellulare della figlia maggiore, Alice. Le copie forensi dei dispositivi non sono ancora state messe a disposizione delle parti e saranno consegnate soltanto al termine delle indagini.
Nel frattempo la Procura di Larino ha progressivamente rafforzato il proprio team di consulenti. Un mese fa la procuratrice Elvira Antonelli ha affidato nuovi incarichi allo stesso Carlo Locatelli e al chimico forense Daniele Merli. La scorsa settimana è arrivato un ulteriore potenziamento dell’attività investigativa con il coinvolgimento di Christian Herzog, direttore del Centro per i rischi biologici e i patogeni speciali del Robert Koch Institute di Berlino, la ricercatrice Sylvia Worbs, esperta di tossine biologiche dello stesso istituto, e il tossicologo forense Luca Morini dell’Università di Pavia, tre dei maggiori esperti europei nel settore delle tossine biologiche. La firma dell’incarico avverrà lunedì alle ore 15 all’Istituto Maugeri di Pavia.
Al centro dei nuovi accertamenti ci sono i campioni alimentari sequestrati sia nell’abitazione della famiglia Di Vita sia nell’appartamento al primo piano dello stabile di via Risorgimento, dove viveva Giuseppina Cinquino, madre di Gianni Di Vita.
I consulenti dovranno confermare la presenza della ricina nei corpi delle due vittime e verificare l’eventuale presenza di anticorpi in Gianni e Alice, per accertare un possibile contatto con la sostanza.
Grande attesa anche per gli esiti definitivi degli esami autoptici eseguiti il 31 dicembre dalla medico legale Benedetta Pia De Luca e dal gastroenterologo Francesco Giovanni Battista Laterza. Gli approfondimenti sono proseguiti nei mesi successivi a Bari con gli esami macroscopici del 28 gennaio e quelli istologici del 29 aprile. La consegna della relazione conclusiva è stata rinviata più volte e l’ultima proroga scadrà il 30 giugno.
Con il conferimento degli incarichi prenderanno ufficialmente il via i nuovi accertamenti tecnici irripetibili disposti dalla Procura di Larino. Successivamente la Mobile, che potrà avvalersi anche dell’ausilio tecnico della polizia tedesca del Bka, potrebbe tornare nell’abitazione di Pietracatella, rimuovendo nuovamente i sigilli per effettuare ulteriori ricerche finalizzate all’individuazione di eventuali tracce di ricina. sl





























