L’impressione, sempre più netta, è che gli investigatori non stiano più cercando il colpevole. Stiano invece cercando le prove definitive per dimostrare davanti a un giudice ciò che l’inchiesta avrebbe ormai ricostruito.
È questo il quadro che emerge da più fonti investigative mentre il duplice omicidio di Pietracatella entra nella fase probabilmente più delicata. Se fino a pochi giorni fa i possibili sospettati sarebbero stati quattro o cinque, oggi il cerchio si sarebbe ulteriormente ristretto. Resterebbero due, massimo tre persone nel radar della Procura di Larino. Un’indiscrezione che non trova conferme ufficiali, ma che appare coerente con l’imponente lavoro investigativo portato avanti negli ultimi mesi dalla Squadra Mobile di Campobasso.
Anche ieri gli uffici della Questura hanno ospitato nuove audizioni di parenti, amici e conoscenti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Ogni dichiarazione viene confrontata con quelle già raccolte nei mesi scorsi e, soprattutto, con le informazioni estratte dai telefoni cellulari e dagli altri dispositivi elettronici sequestrati durante le indagini. È un’attività certosina che procede parallelamente agli accertamenti scientifici e punta a verificare la tenuta della ricostruzione investigativa sotto ogni profilo.
Nel frattempo, una parte decisiva dell’inchiesta ha già lasciato l’Italia. La sera del 1° luglio i reperti biologici e alimentari sono arrivati al Robert Koch Institut di Berlino dopo un viaggio effettuato a bordo di un furgone scortato dalla Squadra Mobile, nel rigoroso rispetto della catena di custodia. Le provette sono state trasportate secondo quanto stabilito dai consulenti tecnici incaricati, come previsto dai protocolli internazionali per la movimentazione di materiale biologico altamente sensibile. Un trasferimento eccezionale, che testimonia quanto la Procura attribuisca valore agli accertamenti affidati agli specialisti tedeschi.
Dal 7 luglio entreranno nel vivo le analisi. Gli esperti del Robert Koch Institute non dovranno limitarsi a confermare la presenza della ricina, già rilevata dagli accertamenti eseguiti in Italia, ma saranno chiamati a quantificarne la concentrazione, ricostruire gli effetti biologici della tossina e verificare se altri soggetti siano entrati in contatto con il veleno sviluppando eventuali anticorpi. Il programma di lavoro comprende anche l’esame di circa settanta reperti alimentari sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento e, soprattutto, un nuovo sopralluogo, previsto orientativamente all’inizio di agosto, per ricercare eventuali residui della tossina su mobili, indumenti, superfici e oggetti presenti nella casa.
La prudenza con cui gli inquirenti stanno gestendo ogni fase dell’indagine trova conferma anche nell’ulteriore slittamento del deposito della consulenza autoptica del medico legale Benedetta Pia De Luca. La relazione, inizialmente attesa entro la fine di giugno, sarà depositata – come confermato dalla titolare dell’inchiesta, Elvira Antonelli – fra qualche giorno.
La sensazione è che la Procura di Larino voglia eliminare qualsiasi margine di errore prima di assumere decisioni definitive. Gli indizi raccolti in oltre sei mesi di indagini sembrano già delineare un quadro investigativo consistente, ma gli inquirenti puntano a trasformarlo in un impianto probatorio difficilmente contestabile.
Per metodo e ampiezza delle verifiche scientifiche, l’inchiesta ricorda quella condotta sull’omicidio di Yara Gambirasio. Anche in quel caso gli investigatori sottoposero ogni elemento a continue prove e controprove prima di arrivare all’individuazione del responsabile. A Pietracatella il percorso appare analogo: nessuna accelerazione, nessuna fuga in avanti, ma una lunga serie di riscontri incrociati destinati a consolidare ogni singolo tassello.
Se gli esami in corso a Berlino dovessero confermare la ricostruzione elaborata finora dagli investigatori, il passaggio dagli indizi alle prove potrebbe essere molto più vicino di quanto oggi non appaia.
ppm

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