Per il rimpasto di giunta c’è da attendere qualche altro giorno, ma una prima dei non eletti delle regionali 2023 torna nel Palazzo.
Non da assessore, né da delegato ma come componente di staff. Aida Romagnuolo, candidata con Fratelli d’Italia rimasta fuori dall’Assise, è stata indicata dal governatore Francesco Roberti come componente della sua segreteria: contratto di diritto privato, 36 ore settimanali, ruolo da funzionario. Durate del rapporto, fino al 30 giugno 2027.
Stessa durata ha il contratto autonomo di un’altra new entry, Silvia Francescangeli. Esperta di comunicazione specializzata in relazioni istituzionali, portavoce dell’assessore regionale del Lazio alle Politiche sociali fino al 2024, ha collaborato fino a marzo scorso anche con il Responsible Research Hospital (fonte profilo Linkedin). Probabilmente, la firma che c’è dietro la nuova comunicazione social del presidente.
L’attenzione della politica si concentrerà, c’è da scommettersi, però sull’incarico a Romagnuolo.
Intanto, si concentra sui tempi lunghi del rimpasto la consigliera del Pd Micaela Fanelli. «Si continua ad aspettare, sospendendo ogni attività amministrativa da settimane. Questa è la cifra del fallimento politico dell’intero centrodestra. Tempi infiniti e paralisi istituzionale certificano non solo l’incapacità amministrativa di questi anni, ma anche quella politica; manca persino la destrezza necessaria per gestire una fase simile con un taglio netto e veloce. Questa maggioranza – punta il dito Fanelli – è andata avanti per anni con l’acqua alla gola, traccheggiando senza portare un solo risultato positivo per i cittadini. Ora ci troviamo davanti a un rimpasto annunciato e rinviato continuamente, giocato esclusivamente sugli interessi e sui bilancini dei partiti, non su quelli dei molisani. Pare addirittura che chi resterà in Giunta avrà poche deleghe e chi ne rimarrà fuori eserciterà comunque le funzioni di assessore. Sembra che tutto si intrecci con il futuro del presidente, intento a tessere le sorti post fine mandato a Roma. Se così fosse, saremmo davanti a un gioco di potere grottesco, che paralizza la macchina amministrativa e continuerà a farlo anche in futuro».

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