L’europarlamentare della Lega critica il compromesso tra Popolari, Socialisti e Liberali. Sul tavolo la revisione degli obiettivi del 2035: più spazio ai motori termici, ma il percorso legislativo resta aperto. «Dietro ogni stabilimento ci sono lavoratori, famiglie e intere comunità». Aldo Patriciello parte dalle conseguenze industriali e occupazionali per bocciare l’intesa sull’automotive raggiunta tra Popolari, Socialisti e Liberali. Per l’europarlamentare della Lega, appartenente al gruppo Patrioti per l’Europa, il compromesso non offre le risposte necessarie a un settore chiamato a sostenere la transizione ambientale e a difendere la propria competitività. «L’accordo raggiunto sull’automotive non rappresenta, a mio giudizio, quella svolta di cui l’industria automobilistica europea ha urgente bisogno», dichiara Patriciello da Strasburgo. «È un compromesso insufficiente, che non garantisce una reale neutralità tecnologica e lascia irrisolte molte delle difficoltà che stanno affrontando imprese e lavoratori». Al centro della critica c’è lo spazio riconosciuto alle diverse motorizzazioni e ai carburanti alternativi. Secondo l’esponente della Lega, l’impostazione dell’intesa continua a favorire una tecnologia senza consentire ai produttori una scelta sufficientemente ampia. «Continuare a privilegiare l’elettrico, limitando le possibilità offerte dai biocarburanti e dalle altre tecnologie, significa restringere le alternative a disposizione dei nostri produttori», sostiene. «Anche le flessibilità previste sulle sanzioni non risolvono il problema di obiettivi che riteniamo poco realistici». Il negoziato riguarda la revisione delle regole europee sulle emissioni delle nuove automobili. Il compromesso descritto da Reuters prevede per il 2035 una riduzione dell’87,5% rispetto ai livelli del 2021, con ulteriori crediti collegati all’impiego di acciaio europeo a basse emissioni. L’intesa deve ancora essere confermata dai gruppi coinvolti e passare attraverso il confronto con i governi dell’Unione: non costituisce quindi una modifica legislativa definitiva. La Commissione aveva già proposto, nel dicembre 2025, di portare dal 100 al 90% l’obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico dal 2035, prevedendo compensazioni per la quota restante attraverso acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione, carburanti sintetici e biocarburanti. Una revisione che aprirebbe alla possibilità di commercializzare ancora veicoli con motore a combustione, entro i vincoli del nuovo sistema. Per Patriciello, tuttavia, l’apertura non basta. E la contestazione investe direttamente il giudizio politico espresso dai Popolari: «Mi sorprende che il PPE presenti questa intesa come una grande vittoria. La competitività industriale europea non si difende con compromessi al ribasso, ma attraverso regole sostenibili, investimenti e autentica libertà tecnologica». Il richiamo ai lavoratori sposta così il confronto dalle percentuali alle prospettive degli stabilimenti: quali produzioni mantenere, quali investimenti programmare, quali competenze accompagnare verso il cambiamento. È su questo terreno che l’europarlamentare chiede di misurare l’efficacia delle scelte europee. «È da loro che dobbiamo partire quando decidiamo il futuro dell’automotive europeo», ribadisce riferendosi a lavoratori, famiglie e comunità. «Una transizione che voglia essere davvero sostenibile deve esserlo anche sul piano economico e sociale. Difendere l’ambiente e salvaguardare il lavoro devono essere obiettivi compatibili, non contrapposti».

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*