I termini tecnici sono difficili, quasi ostici. Ma le buone notizie che arrivano dall’utilizzo della robotica in chirurgia al Cardarelli di Campobasso emergono nette. E danno conto e misura di un percorso di crescita che all’ospedale pubblico regionale si sta consolidando, oltre che della costruzione di una squadra non solo multidisciplinare ma anche aperta e “multipolare”. Non c’è più la rigida separazione per esempio fra ospedalieri e universitari che aveva caratterizzato, forse anche in maniera fisiologica ma non certo produttiva, la prima fase di attuazione del protocollo d’intesa fra Regione e Università del Molise per l’assistenza sanitaria.
Il primo intervento di cistectomia radicale (non è il termine più ostico della faccenda) in regione porta la firma di un top player della robotica, Vincenzo Altieri, che il dipartimento di Medicina di
Unimol ha strappato al gruppo San Donato. Giovane, molisano di ritorno, con una luminosa carriera già alle spalle e prospettive di altrettanto successo: l’urologo in servizio a Campobasso dai primi di aprile non ha perso tempo.
La sala operatoria è il suo “posto”, il da Vinci Xi acquisito da qualche mese dall’Asrem (un investimento fortemente voluto dalla giunta regionale) il suo braccio destro, insieme però a un’équipe che non ci ha messo molto a formarsi e ad appassionarsi.
L’intervento, dunque. Assai delicato. Si è trattato di una cistectomia radicale robotica con ileocutaneostomia (la rimozione totale della vescica affetta da tumore infiltrante, con successiva ricostruzione di una deviazione urinaria esterna utilizzando un tratto di intestino). A rendere ancora più eccezionale l’operazione, il profilo del paziente: un molisano di 70 anni affetto da una grave neoplasia vescicale e considerato ad altissimo rischio a causa di un quadro clinico estremamente fragile e di severe patologie cardiopatiche. Ha deciso di affidarsi alle mani e all’esperienza del prof Altieri supportate dal da Vinci.
Il bilancio ex post, decisamente positivo. La tecnologia robotica, evidenziano dall’Asrem, può fare la differenza proprio nei soggetti più vulnerabili, permettendo una precisione millimetrica, riducendo drasticamente le perdite di sangue e i tempi di degenza, abbattendo lo stress chirurgico su un cuore già affaticato. Il settantenne ha superato brillantemente l’operazione ed è in ottime condizioni. L’intervento ha messo in luce – rivendica l’Asrem – anche l’altissimo livello del lavoro di équipe del Cardarelli, che ha visto collaborare in totale sinergia urologi, anestesisti, infermieri di sala e personale di reparto.
«Questo intervento – il commento di Altieri – rappresenta una pietra miliare per l’urologia e per l’intera sanità del Molise. Siamo riusciti a trattare con successo un tumore infiltrante e aggressivo su un paziente che, a causa delle sue gravi condizioni cardiache, avrebbe corso rischi altissimi con la chirurgia tradizionale. Il robot ci ha dato gli occhi e la precisione necessari, ma il vero motore di questo successo è stato il lavoro di équipe. Dai colleghi anestesisti al personale infermieristico, ognuno ha dato il massimo per garantire la totale sicurezza del paziente. Sapere che un molisano ha potuto ricevere cure di primissimo livello a casa sua, senza il trauma di un trasferimento, è la nostra soddisfazione più grande. Il Cardarelli dimostra di essere pronto per l’alta chirurgia».



























